Daniel Alves da Silva A.K.A. “The specialist”

Dicono che per vincere, serva qualcuno che sappia come si fa. In materia di Champions League, uno dei massimi specialisti si chiama Dani Alves.

Un grande innesto o una figurina? Questa era la domanda che aveva accompagnato in estate l’arrivo alla Juventus di Dani Alves. Una fuoriserie del calcio internazionale ancora mossa da stimoli di cambiamento, seppur a 33 anni, vale comunque la pena di essere provata, hanno pensato in molti.

Ancor di più se, in fase di mercato, nella mente dei bianconeri mordeva l’intenzione di competere fino in fondo in campo europeo. Un biennale da 4 milioni e mezzo non è poco, ma l’idea è troppo stuzzicante. Poi comincia la stagione e i giudizi rimangono in sospeso. Il talento è cristallino, ma l’adattamento al nostro calcio resta sempre difficile. Inoltre, per caratteristiche, il brasiliano si posiziona all’inizio nel 4-2-3-1 come esterno di centrocampo.

Tecnico, offensivo, di grande esperienza, ma anche chiamato a spodestare chi in quella posizione ha già vinto e convinto a Torino. Il suo primo campionato italiano, quantomeno osservando le statistiche, non è così esaltante.

Gioca appena la metà delle partite (17 su 34), saltando due mesi per un infortunio al perone, e incidendo poco in una squadra, va detto, sempre saldamente in testa alla classifica. Sicuramente è più attivo sui social, dove con video di un’ignoranza genuina e incalcolabile riesce a fare breccia nel cuore dei tifosi.

Beh, un po’ caro come semplice entertainer, no? Non proprio, perché se in campionato il più delle volte la Juve deve scardinare difese arroccate, in Champions si deve giocare più aperti e al massimo del gas. E dove s’inizia a dover ballare, ma coi piedi dolci, Dani Alves ci sta come il cacio sui maccheroni.

In Champions i numeri si pesano, non si sommano semplicemente. E in ogni caso, nella campagna europea, Dani Alves eccelle comunque. Gioca tutte le partite meno una (l’ultima del girone, saltata per infortunio), segnando 2 gol e regalando 4 assist. In molti casi ricoprendo in partite chiave la posizione delicata di laterale difensivo di spinta nella difesa a quattro, come nel doppio confronto con il Barcellona.

Si dimostra soprattutto decisivo in due trasferte delicate. A O’Porto gli bastano 17 minuti per sigillare il passaggio ai quarti di finale con un inserimento letale, mentre a Montecarlo stappa e decide la partita con due giocate da fenomeno.

L’assist di tacco per il primo gol di Higuain è visionario, il pallone scodellato per il secondo è pura classe. Insomma, Dani Alves ride e scherza tutto l’anno, salvo poi salire in cattedra quando il palcoscenico è per pochi eletti. Più di Pjanic, è il brasiliano ad aver accelerato definitivamente il processo di “Europeizzazione” della Juve.

D’altronde, tra Barcellona e Siviglia, Alves ha alzato qualcosa come nove trofei continentali. Potrà anche stare in ciabatte e costume per buona parte della stagione, ma quando c’è da mettere lo smoking, nessuno lo indossa bene quanto lui.

Un letale specialista dei momenti caldi. In fondo, non era questa la scommessa?

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