Douglas, lo Zar del Rio Grande do Sul

Douglas Costa arriva in Serie A dal Bayern. Tutti lo hanno però imparato a conoscere nello spettacolare e improbabile “Brasile d’Ucraina”. Lo Shaktar di Mircea Lucescu.

Il nuovo acquisto della Juve arriva dal Bayern, con cui ha vinto gli ultimi due campionati e disputato buone stagioni, ma qualche anno fa è salito alle cronache europee insieme ad alcuni connazionali brasiliani, in un contesto decisamente particolare.

Ricordate il film dei primi anni 90 Cool Runnings (quattro sotto zero nella versione italiana)? Quattro velocisti giamaicani esclusi dai 100 metri alle Olimpiadi estive, decidono di partecipare a quelle invernali, riscontrando gravi problemi di adattamento al clima rigido, nel gelo di Seoul. (storia vera tra l’altro)

Questa è più meno la storia dei brasiliani dello Shaktar Donetsk, club ricco ma geograficamente poco appetibile. Nel 2009 con Willian, Fernandinho, Luiz Adriano, Jadson, Ilsinho e Alex Texeira, Douglas Costa forma una compagnia di samba e bel gioco, orchestrata dal sapiente Lucescu, che diverte entro i confini e in Europa.

In questa città da un milione e mezzo di abitanti nell’estremo oriente dell’Ucraina, baciata dal cielo solamente con le abbondanti riserve petrolifere come quasi unica fonte di ricchezza della regione, si esibisce l’esotica Seleçao nero-arancio. Ai sopracitati, nelle stagioni seguenti, si aggiungeranno altri brasiliani tra i quali Bernard e Dentinho.

In quella prima edizione del “Brasile d’Ucraina” emergono le grandi doti di palleggio di Fernandinho, gli strappi di Texeira e Willian, i gol dell’ex idolo rossonero Luiz Adriano, e gli infiniti traversoni (marchio di fabbrica) di Douglas Costa. Anche in Germania, una volta approdato dopo la crisi di Crimea del 2014, l’ex Gremio va da solo al cross decisamente di più rispetto al resto dell’intera squadra e, nonostante segni poco, contribuisce con giocate decisive (assist, passaggi chiave) quasi una volta ogni due gare.

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Una discreta forza della natura questo concentrato di ala (solo 172 cm d’altezza) che fa dello scatto, del dribbling e del potente mancino i propri piatti forti. Rispetto ai connazionali poi, Douglas ha un vantaggio. Dei verdeoro si dice sempre: si adatteranno alla città x, o allo stile di vita del paese y?

Per Douglas, e per il resto della seleçao nero-arancio, questo non è davvero mai stato un problema. Come si dice in gergo: vedi Donetsk e poi… risorgi.

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