Dzeko bbene bbene… Inter giu. Chi sono i bomber di giornata?

Puntuali come l’hangover della domenica mattina o meglio, come il “buongiornissimo kaffèèè” del lunedì, ecco i top&flop, gli up&down, i bomber e anti-bomber… (insomma ci siamo capiti) dell’ultima giornata di campionato.

TOP:

 

3 – Edin Dzeko: Chi? Quello che l’anno scorso non segnava neanche alla lavagna? Chi? Quello che non andava bene neanche per fare la punta alla matita? Chi? Insomma, ci siamo capiti. Bomber Dzeko con la doppietta al Napoli è salito in testa alla classifica marcatori con 7 gol in 8 giornate (e 0 rigori) e sembra essere rinato, confermando la tendenza che lo accompagna da tutta la carriera: quando cambia casacca gli ci vuole sempre un anno di ambientamento prima di esprimere tutto il proprio potenziale. Bene per chi l’ha preso a poco al fantacalcio, per la Roma, ma soprattutto per zittire chi gli dava del brocco. A volte ritornano.

2 – Vincenzo Montella: La squadra è la stessa dell’anno scorso (il mercato estivo è stato, infatti, motivo di scherno da parte di tutti), ma i giocatori sembrano cambiati. Non ci sono trucchi come alla Play Station, la mano dell’aeroplanino si vede: finalmente il Milan è tornato a giocare a calcio! Ne sarà contento il Presidentissimo (ATTACCAREEE!!!), ne sono ancora più contenti i tifosi che, dopo aver subito prese in giro da chi si comprava Higuain e Joao Mario, si ritrovano a pari merito con la Roma a 5 lunghezze dalla Juve. Adesso aspettiamo solo un video di Montella con un casco in testa e un ananas in mano in cui esclami: “E I DETRATTORI… PRRRRRR!”.

1 – Federico Melchiorri: “Basta un giorno così a cancellare cento giorni stronzi…” cantava Max Pezzali, ed è quello che deve aver pensato il numero 9 del Cagliari alla fine della partita con l’Inter. Perché, se esordisci in Serie A a 19 anni, ma a 23 vieni fermato da un Cavernoma Venoso (più o meno la stessa cosa che ha fermato Castan, per intenderci), di giorni stronzi te ne intendi. 7 mesi lontano dai campi da calcio nel periodo più importante nella carriera di un calciatore avrebbero atterrito chiunque, ma non Federico che è ripartito lavorando sodo per ritornare là, nella massima serie, dove sentiva di appartentere. Il Gol e mezzo (ok, sull’autogol di Murillo\Handanovic\Palo ci è voluta tutta la fortuna che gli è mancata in passato)di ieri a San Siro, quando tutti si chiedevano se Mister Rastelli non fosse impazzito a lasciare fuori Borriellone, ripagano almeno in parte di tutto il lavoro fatto per tornare al top.

 

FLOP:

 

3 – Nikola Kalinic: Ok, non ha demeritato, abbiamo visto (purtroppo) attaccanti giocare peggio del Bomber viola che ha, comunque, aiutato la squadra partecipando all’azione e sfiancandosi come al solito. Purtroppo la Fiorentina non sembra più quella che l’anno scorso ha fatto gridare al miracolo, arrivando in testa alla classifica a inizio campionato, umiliando l’Inter (quando non ne perdeva una e non prendeva gol) a San Siro. Sulla coscienza del Bomber croato pesa l’errore al 72’, quando ha avuto l’occasione di insaccare colpendo a botta sicura, ma mandando a lato clamorosamente, in una riedizione di Dzeko (2015/2016).

2 – Kalidou Koulibaly: Se prendi un’insufficienza pur segnando un gol qualcosa vorrà pur dire… Il Napoli ha avuto in mano la partita per tutto il primo tempo, esprimendo quello che è unanimemente riconosciuto come il miglior calcio della Serie A, fino a quando al 43’ il buon Kalidou ha regalato a Salah il pallone che l’egiziano ha dovuto solo servire a Dzeko per il vantaggio giallorosso. Immaginiamo che De Laurentis abbia controllato più volte l’ultimo accesso su Whatsapp di chi in estate ha offerto 58 milioni per il centrale senegalese, si sa mai che l’offerta fosse ancora valida.

1 – L’Inter: È impossibile trovare un unico responsabile della situazione che si vive in casa Inter: la Curva ce l’ha con Mauro Icardi per le frasi scritte nella sua biografia, il resto dei tifosi ce l’ha con la Curva, la società cerca di tenersi buona la Curva e, quindi, a sua volta se la prende con Mauro (forse perché da Ausilio fino a Zanetti tutti, in rigoroso ordine alfabetico, hanno la coda di paglia), la squadra perde, gli avversari ridono e la classifica piange. In mezzo il povero Frank De Boer, che non sembra ancora aver realizzato che sta allenando una delle squadre più prestigiose al mondo, sicuramente una delle prime tre in Italia. I giocatori in campo riflettono la confusione che sembra regnare in società: si alternano belle giocate a amnesie degne dei protagonisti di “Una notte da Leoni”. Ci sentiamo di dare una nota di merito al “povero” Samir Handanovic, che a 32 anni non ha ancora giocato la Champions League, pur meritandola ampiamente, e che anche ieri, nonostante l’autogol, ha tenuto a galla i neroazzuri con alcune parate al limite della fantascienza. Concludiamo facendo una domanda semi quasi seria ai dirigenti dell’Inter (sempre in ordine alfabetico da Ausilio a Zanetti): non era più facile leggere il libro che un vostro tesserato stava per pubblicare e, eventualmente, correggerlo, invece di dovervi arrampicare sugli specchi adesso, considerando che il tesserato in questione è il capitano, punta di diamante, ex capocannoniere delle Serie A (a soli 21 anni) e, cosa che non guasta, giocatore con il valore di mercato più elevato in rosa? Capisco che col senno di poi siano buoni tutti, ma pensateci la prossima volta.

 

RUBRICA IN COLLABORAZIONE CON: CALCIOSPIA

Francesco Sarchi

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