Emanuelson: “Ai giovani dico: non andate in Italia”

Fanno discutere le parole del tuttofare olandese Urby Emanuelson, ex calciatore di Milan, Roma, Atalanta e Verona e oggi allo Sheffield Wednesday, in Championship: “A ogni giovane do lo stesso consiglio: non andare in Italia”.

Il 30enne di Amsterdam va giù pesante con il Paese che lo ha ospitato circa 5 anni (un solo intermezzo di pochi mesi al Fulham): “Parlo dell’Italia calcistica. Lì il calcio è politica, non giocano i migliori. Contano altri fattori: essere nel giro giusto, in termini di amicizie e conoscenze”. Eppure sono anni che noi italiani ci rammarichiamo di dare troppo spazio a stranieri mediocri anziché valorizzare i giovani azzurri…

La storia di Emanuelson in Italia non può essere certo comparata a quella di tanti altri gloriosi connazionali come Van Basten, Gullit, Rijkaard… il suo arrivo al Milan non fu carico di aspettative come per Kluivert, quindi non si può parlare di vero e proprio flop almeno per la sponda rossonera: “E’ stato il periodo migliore. Ero un ragazzino tra campioni come Pirlo, Ibra, Thiago Silva, Nesta, Seedorf, Van Bommel. Mi hanno tutti aiutato molto e nonostante la grande concorrenza riuscii a totalizzare cento presenze in rossonero. Lì chi si impegnava, prima o poi, avrebbe trovato spazio”.

Nell’estate 2014 la scelta che lo ha fatto pentire di più: il passaggio alla Roma. “Nella settimana in cui mi acquistarono, ne presero altri 6. Non era più competizione ma una lotta di sopravvivenza. Io stavo in tribuna anche se la squadra giocava da cani. Garcia mi diceva di avere pazienza, ma poi sceglieva sempre altri. Zero spiegazioni e zero consigli su cosa migliorare”. Solo due presenze e la scelta di partire a gennaio, sponda Atalanta. “Volevo giocare. E con Colantuono trovai spazio e giocai bene. Peccato che fu esonerato. Arrivato Reja mi disse subito ‘io non ti conosco, non so nemmeno se la società vuol puntare su di te il prossimo anno’. Fu un invito ad andarmene”. 

E infine l’ultima tappa italiana, Verona: “Non andò molto meglio. Annata disgraziata per tutti e altro cambio di tecnico (Delneri per Mandorlini) in corsa. A fine stagione il mister mi riportò alle origini, trequartista o ala, ma ormai era la mossa della disperazione. Era una squadra condannata alla B”.

Infine Emanuelson dice la sua in senso generale: “Il calcio è un ambiente ipocrita, difficile trovare amici o gente di cui ti puoi fidare. Poi se ti affibbiano un’etichetta… Vedi De Boer, era considerato subito inadatto al calcio italiano. Elia? E’ stato considerato un bidone, ma non riuscì a dimostrare le sue qualità perché un ala non può giocare in un 3-5-2…”.

Il paladino degli olandesi incompiuti, “Urb(y) et Orbi”, oggi ha un nome: Emanuelson.

 

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