Figa Time: La “ciociara” Alessia Macari

Nel degrado del trash televisivo, l’unico buono spunto di riflessione. Dopo tante patinate “wags”, finalmente una bella femmina ruspante e nostrana. Vien voglia di rivedere il Frosinone in Serie A.

L’uomo italiano ha mille pregi, e svariati difetti. Tra questi ultimi non compare di certo l’inappetenza rispetto alla varietà del genere femminile. Per una timbrata, puoi vederlo ripassare (o spesso leggere per la prima volta) i casi del periodo ipotetico, cambiare le mutande indossate la mattina stessa, o perfino ascoltare.

Questa nostra voracità e “bocca buona” è però spesso attaccata dai nuovi canoni di stile o bellezza. Ci stiamo per esempio, con questa vagonata di modelle che si accompagnano ai calciatori, convincendo che un davanzale prosperoso non sia l’unica cosa per continuare a vivere. Che le cosce non sono tutto se c’è un bel portamento.

E invece no! Ci ribelliamo. E anche nel contesto peggiore possibile, vale a dire il programma televisivo più inquietante del creato, abbiamo trovato una risposta. La “ciociara” Alessia Macari ci ha riavvicinato alle nostre nobili radici contadine. Nello scenario di quelle dolci colline o campagne, al Nord e al Sud come al Centro o nelle Isole, dove gli insaccati sono sulla bandiera del Comune e il carboidrato nel DNA.

Qui, e qui solamente, si regalano al mondo le bellezze più pure e genuine. Quelle donne che ci fanno riscoprire il valore della terra, opposto all’illusione del patinato universo della moda o del cinema. Grazie Alessia! Anche se il tuo accento ci riporta alla mente Martufello del Bagaglino, palesando i tuoi doni ci fai sentire fieri delle nostre origini.

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