Francesco Totti, capitano

Dalla Lodigiani al cucchiaio. Con quella maglia che non cambia. Gli anni passano per tutti: lui li dribbla.

Succede per caso. In un giorno come un altro. Stai sistemando i vecchi album di figurine e ti capita in mano quello del campionato 1996/’97. Vent’anni fa. Si apre sulla doppia pagina della Sampdoria, con quello scudetto che non si trovava mai. Le pagine hanno ancora il profumo della carta, quello inimitabile che il tempo sembra non scalfire. Giri qualche pagina, ti cadono gli occhi anche sulla Roma: su Abel Balbo, su Francesco Totti. Sono passati vent’anni da quando quella figurina era finita al suo posto, nell’album. Insieme a tutte le altre.

Eppure sembra ieri. Si potrebbe quasi staccare quella figurina e sistemarla nell’ultimo album Panini: i colori sarebbero gli stessi, sul volto due sorrisi praticamente identici.

Gli anni passano per tutti. Ma per Francesco Totti sembrano quasi trascorrere in modo diverso. Quasi come se li volesse dribblare e spingere in fondo alla rete.

Quarant’anni. Ventiquattro e più passati nella Roma. Quella fascia stretta intorno al braccio per lunghissime, interminabili stagioni. Carletto Mazzone parlando di lui era certo del suo talento. Lo aveva definito “purissimo”: sì, proprio lui che di peli sulla lingua ne aveva ben pochi. E che di certo non le mandava a dire.

Sfogli ancora quell’album di figurine. Succede senza motivazioni apparenti di ripensare all’europeo del 2000. Ripensi a quella semifinale con l’Olanda vista al bar della spiaggia, con quei minuti regolamentari interminabili e la lotteria dei rigori. Di cui forse non comprendevi ancora appieno il carico di tensione. Vedi arrivare sul dischetto Totti, sei convinto che quel pallone finirà in rete: quasi glielo leggi negli occhi. La rincorsa ed il piede che si incunea tra erba e sfera: il “cucchiaio” che beffa Van der Sar dopo più di qualche brivido che corre lungo la tua schiena di bambino. Eppure l’aveva annunciato, con una frase beffarda a Di Biagio. «Mo je faccio er cucchiaio». Erano passati ventiquattro anni dall’ultimo rigore battuto così, sul dischetto c’era il ceco Panenka. Ma questa è un’altra storia.

La storia di Totti invece non può ridursi a qualche riga, ad un pezzo che cade nel giorno del suo compleanno. Non si possono raccontare duecentocinquanta gol in Serie A in un semplice articolo. Non basterebbe proprio a contenerli tutti. Prendi quell’album, lo chiudi e lo rimetti al suo posto. Sorridi proprio come lui, in quella figurina. Romanista non lo sei mai stato, la tua fede calcistica da anni lotta in quelle categorie lontane dalle luci della ribalta. Quelle luci che Francesco Totti proprio non vuole spegnere. Auguri Capitano.

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