Gabigol Vs Gabriel Barbosa. Chi dei due è reale?

Brasiliano, già in nazionale a vent’anni, sbarcato in Europa tra facili entusiasmi: ci sono tutti gli ingredienti per dipingere un quadro dove mondo virtuale e reale sono fin troppo vicini.

C’erano quelle partite a Football Manager che duravano un intero pomeriggio.

Alla faccia dell’interrogazione di matematica o della verifica di chimica del giorno dopo.

C’era un mercato da completare, una squadra da ricostruire (quasi) ogni volta da zero. Chi era scontento nonostante trenta presenze da titolare, chi non si sentiva parte del progetto dopo parole di elogio e contratti appena firmati. Le stranezze di un manageriale capace di trasformare anche il più insospettabile ragazzo del quartiere in uno scout a caccia del nome più esotico. Il Brasile era soltanto l’inizio, l’Oceania il continente inesplorato da cui tirare fuori qualche funambolo capace di palleggiare anche con le noci di cocco.

A volte ci si faceva prendere la mano. La rosa era già completa ma quel cognome attirava più di una calamita. Quel giocatore andava portato a casa.

Non c’era un motivo particolare: si poteva tranquillamente farne a meno. Dopotutto in quel ruolo si era più che coperti. C’era abbondanza. E bisognava forse pensare a sfoltire prima di comprare un altro uomo per quella zona del campo.

Finito quel pomeriggio, spento il computer, ci si accorgeva di aver esagerato. Matematica e chimica bussavano alla porta ma era quel giocatore acquistato negli ultimi istanti utili di mercato a spaventare di più. Dove collocarlo? Quando mandarlo in campo? Al posto di chi?

Quasi come se il prezzo pagato – naturalmente alto – non fosse virtuale ma tremendamente reale. Reale come quel Gabriel Barbosa, per tutti Gabigol.

Gabigol è stato pagato tanto, tantissimo. Senza scendere troppo nei dettagli più o meno una trentina di milioni. Soldi veri, non quelli spesi su Football Manager.

Anche Gabriel Barbosa è reale. Un attaccante brasiliano di vent’anni piombato a Milano, sulla sponda nerazzurra, con una rosa praticamente completa e tanti dubbi. A partire da un allenatore che cambia ad inizio agosto.

Mentre l’autunno bussa alla porta si presenta quel ragazzo con l’aria spaesata davanti ai tifosi che non aspettavano altro. Un brasiliano già nell’orbita della nazionale che al Santos ha mostrato numeri da circo. Festa, selfie ed entusiasmo a palate.

Gabigol ha lo sguardo di chi a vent’anni sale sopra un palco con tutte le luci puntate contro. E con le aspettative che invece di sommarsi finiscono per moltiplicarsi più e più volte.

Follia il paragone con Ronaldo, pura fantascienza. Ma Gabigol sorride, twitta, aspettando il suo momento. Che ancora non pare essere arrivato.

Non c’è nessun “carica partita” però nel mondo reale. Nessuna possibilità di ripartire e ripensare bene a quell’acquisto. Gabigol sorride un po’ meno. Proprio come il giorno dopo davanti alla verifica di matematica.

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