I 12 secondi in cui Leo diventò alieno…

C’è un momento preciso in cui Messi passò dall’essere un talento al diventare un fenomeno assoluto. Il gol segnato il 18 aprile al Getafe cambiò il calcio moderno.

Di Leo Messi si parla come di un fenomeno da quando nel 2004, a 13 anni, sbarcato a Barcellona cominciò a mietere record e incantare, diventando ben presto il gioiello più brillante della Masìa.

Nel 2004 cominciava la sua carriera da professionista, fin da subito condita da ottimi numeri e gesti di chiara e inconfondibile classe. C’è però un giorno che segna in maniera inconfondibile il suo passaggio da “giovane talento” a “eletto del gioco”.

Il 18 aprile 2007, siamo al Camp Nou, il Barça gioca un match di Copa del Rey con il Getafe. Una partita come tante per il pubblico catalano, almeno fino al minuto 29 del primo tempo. Passano 12 secondi da quando il 19enne Leo riceve il pallone poco prima della linea di centrocampo a quando deposita lo stesso alle spalle del portiere, e di tutto il Getafe steso alle sue spalle.

Un’azione che lascia a bocca aperta, una serie di gesti tecnici di coefficiente altissimo ripetuti con velocità non umana, un gol “alla Maradona”; anzi, IL gol “alla Maradona.

L’islandese Gudjohnsen (visibile in basso nel video, appena dopo il tiro) non esulta come tutti gli altri. Fa invece la cosa più naturale che possa fare un essere umano quando pensa di aver appena assistito a qualcosa di “diverso”… si mette le mani fra i pochi capelli e semplicemente non ci crede.

Quella sera è nata una leggenda; la leggenda della Pulce di Rosario.

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