Il ballo di Simone

Simone Scuffet è stato il “Donnarumma” di qualche stagione fa. debutta in A a 17 anni, ma dopo chance ed elogi finisce, per poter giocare, in bassa Serie B. Ora è pronto a rinascere.

Ben prima di Gigio Donnarumma, l’Italia aveva trovato il suo giovane fenomeno tra i pali. Ben prima di investire il numero 99 del Milan come suo erede, Buffon aveva fatto lo stesso con un ragazzino friulano. Chi ha scarsa memoria, o è stato disattento, non ricorderà la rapida ascesa e caduta di Simone Scuffet. Dove sta il bello? Ha appena compiuto 21 anni.

E di che parabola stai parlando, direte allora. A poco più di vent’anni nessuno può dirsi in età di bilanci, o peggio finito. Per un portiere poi, che più degli altri deve poter imparare dai propri errori, la questione è persino paradossale.

E invece il periodo che comincia il 1° febbraio 2014, giorno del suo debutto in A, e si completa il 12 marzo 2017, quando torna a difendere i pali dell’Udinese, può essere descritto come un vero e proprio percorso. Un piccolo cerchio che si chiude per lasciar spazio a quella che, crediamo e speriamo, possa essere la lunga e felice carriera di un talento prodigio caduto in disgrazia.

SSC Napoli v Udinese Calcio - TIM Cup

O forse, com’è più corretto dire, vogliamo aspettare la crescita di un ragazzo che, per eccesso di entusiasmo o interesse, è stato subito segnato con l’effige del prescelto; del campioncino che non può sbagliare mai. E invece i ragazzi sbagliano, così come ha sbagliato e sbaglia Buffon. Ma se quest’ultimo è solido come un colonna, i ragazzi possono invece piegarsi al vento come fuscelli.

Dopo quei primi tre mesi di Serie A, nella primavera del 2014, il mondo del calcio aveva subito una folgorazione. Scuffet, il ragazzino che sostituiva l’infortunato Brkic, era un portiere dagli ottimi riflessi, dalla sicura personalità e autorevole in uscita… a 17 anni. Il CT Prandelli, in quelle magiche settimane, lo convocò persino ai due stage di Coverciano che precedevano la spedizione al Mondiale brasiliano.

A chi lo vedeva ogni domenica esibirsi con tali maestria e controllo, non pareva vero avesse quell’età. E non sembrava vero neppure agli uomini dell’Atletico Madrid, che di giovani portieri ne sanno, avendo già visto crescere in casa David De Gea, e incentivato l’esplosione internazionale del talentuoso Courtois.

Simone Scuffet pareva così straordinario da valere un’immediata offerta all’Udinese da oltre 10 milioni, più il 50% dell’introito da una futura vendita. “Ecco un grande talento azzurro che migra per abbracciare l’elite del calcio internazionale”, abbiamo pensato tutti. Un po’ amareggiati, ma in fondo orgogliosi e felici per un ragazzo così giovane e per bene.

Poi d’un tratto, quando tutto pareva fatto, Scuffet dice no. Attenzione: Non è l’Udinese a respingere l’offerta, o l’Atletico Madrid a ripensarci. Simone Scuffet, in accordo con la propria famiglia, rifiuta il trasferimento ai Colchoneros per restare a Udine e finire la scuola. Tutti rimangono sbigottiti. Una reale presa di posizione da parte della famiglia, o una precisa scelta strategica da parte dell’entourage del giocatore?

Non è dato saperlo con precisione. Certamente però,  il giovane friulano si aspetta di partire titolare con l’Udinese per la stagione 2014-15… e invece no. Il nuovo allenatore Stramaccioni, salito alla ribalta per i successi con la Primavera dell’Inter, sceglie un portiere più esperto come Karnezis.

In poche settimane Simone si ritrova da una possibile convocazione al Mondiale come giocatore dell’Atletico, al fare la riserva nella sua Udinese. Un anno di panchina che lo fa sprofondare. Come un diciannovenne qualsiasi Scuffet si ritrova a dover lottare per poter giocare, e dopo un anno di polvere finisce per avere questa opportunità solo in Serie B, al Como.

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La squardra però è un disastro e Simone incassa più di 50 gol in campionato, retrocedendo con i lombardi. Questa esperienza lascia un segno ulteriore. Per la stagione 2016-17 Scuffet decide di rientrare a Udine. Sarà per un altro anno la riserva di Karnezis, anche se l’impressione è che questa volta l’aria di casa possa fargli bene.

Come fossimo nel film Sliding doors, questa primavera Scuffet ha la sua nuova chance. Karnezis si ferma per infortunio e, da marzo a fine stagione, Simone torna titolare nell’Udinese più di tre anni dopo. Questa volta niente folgorazione, nessuna sindrome di Stendhal da presenza di giovane genio. Semplicemente un giovane portiere, chiaramente dotato, alla ricerca di equilibrio con tanto allenamento e preziose presenze in Serie A.

E il cerchio si riapre definitivamente ora con la convocazione per l’Europeo Under 21. L’ambito giusto per lui, che di anni ne ha appena fatti proprio 21. Per il futuro si parla ancora di mercato, con tante squadre importanti a sondare l’interesse di Scuffet. Anche se forse Simone ora sta solo pensando a prendersi, finalmente in pianta stabile, la porta del Friuli. In questa incredibile storia d’incastri, c’è però ovviamente un’ulteriore sorpresa.

Prima di Scuffet, l’Udinese non aveva schierato un giocatore friulano dai tempi di Fabio Rossitto, centrocampista nell’era Zaccheroni. Ora c’è un portiere giovanissimo, dal nome tipicamente Friulano, sul quale i bianconeri vorrebbero puntare… certo, Scuffet!

No, Alex Meret. Portiere nato a Udine nel 1997, protagonista della storica e fresca promozione in A della Spal, e di proprietà dell’Udinese. Incredibile, ma vero. Quindi forza Simone! C’è sempre da lottare.

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