Il mio nome è Mendes, Jorge Mendes

Se in Italia l’agente del momento è senza dubbio Mino Raiola, a livello internazionale l’attenzione è, ancora una volta, su Jorge Mendes: L’agente CR7

Rumors, incontri segreti, giochi di potere, decisioni da prendere sul filo del rasoio. Potrebbero davvero essere momenti tipo dell’agente segreto 007, partorito dall’ingegno di Ian Fleming; ma non è così. Sono piuttosto la routine di Jorge Mendes, anch’egli di professione agente, ma di calciatori.

Il personaggio che più di ogni altro ha contribuito a elevare, non per forza moralmente, la figura del procuratore, fino a diventare vero e proprio deus ex machina del football internazionale. La sua ascesa è stata rapida, ma i fatti eccezionali.

Jorge, il più classico dei ragazzi svegli con un’idea e una chance, ha cominciato il proprio viaggio nel 1996. Calciatore fallito e dal talento tecnico molto limitato, ha però saputo stringere ottimi rapporti con molti colleghi delle categorie minori portoghesi.

Tra questi, come spesso capita, si celano potenziali calciatori professionisti che, per una ragione o per l’altra, non hanno ancora avuto una possibilità per emergere. Ed è questo che fa Jorge, costruisce possibilità. La prima capita al portiere e amico Nuno Espirito Santo, trasferito dal Vitoria Guimaraes al Deportivo La Coruna grazie alla sua mediazione. Quando 18 anni dopo il super agente porterà Peter Lim a Valencia in qualità di nuovo proprietario del Club, vorrà proprio Nuno sulla panchina dei Che. In fondo un amico, e un agente, sono per la vita.

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Questo è lo stile di Jorge, che negli anni tra il flop da giocatore e il successo da procuratore, fece persino il DJ e gestì alcuni locali notturni. Proprio qui deve aver appreso l’importanza dell’aspetto, dei rapporti e dei modi, capisaldi del successo in quel settore.

E proprio con questo modello ispirante fiducia e ambizione, si è gettato nel rutilante mondo degli affari del pallone. La sua totale esplosione arriva nell’estate del 2004, quella del Porto campione d’Europa. La squadra è rappresentata praticamente tutta da lui, allenatore compreso. Mourinho, Ricardo Carvalho, Paulo Ferreira e Tiago finiscono nel nuovo Chelsea milionario di Abramovich. Deco, stella della squadra, passa al Barcellona dell’ambizioso Laporta.

Di lì in poi si assiste alla nascita di un vero e proprio impero. Oggi Jorge Mendes rappresenta, per esempio, alcuni dei migliori calciatori sudamericani del mondo: Falcao, James Rodriguez, Di Maria, Thiago Silva e Diego Costa (poi naturalizzato spagnolo).

Le sue fuoriserie sono però Mourinho, rappresentato come detto dai tempi del Porto, e Cristiano Ronaldo. Proprio il rapporto quasi paterno con CR7, seguito da quando aveva 18 anni, dà la cifra delle capacità di Mendes. Per i suoi assistiti Jorge è innanzitutto un confidente, vero o d’interesse che sia, dai modi impeccabili e dal grande calore.

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Un’altra frontiera spezzata dall’agente portoghese, grazie ai suoi talenti, è quella dell’influenza sui Club. Come una longa manus invisibile, Mendes ha cominciato a trattare con i nuovi investitori del calcio, mediando anche per il passaggio di proprietà delle società. Potendo poi, inoltre, gestire praticamente in prima persona il loro successivo mercato di ricostruzione. Risultato? I suoi assistiti formano la nuova spina dorsale di queste formazioni. Del Valencia abbiamo già detto. Ci sono poi il Monaco di Falcao, e il nuovo Wolverhampton, con il solito Nuno sulla panchina.

Giocatori, allenatori e interi Club in Portogallo, Francia, Spagna, Inghilterra. Non c’è davvero limite all’ambizione di Jorge Mendes. Ambizione che, all’inizio della carriera, lo portò ad azzuffarsi all’Aeroporto di Lisbona con José Veiga, agente di Figo, e vecchio leone del mercato lusitano.

Ma cosa ci potrà essere nel futuro di un uomo che è stato eletto agente dell’anno dal 2010 al 2015? Beh, Ronaldo starebbe pensando di lasciare il Real Madrid…

Per l’agente Mendes è l’ora  dell’azione.

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