Il Mou sgonfiato: c’era una volta lo Special One

José Mourinho oggi sembra l’ombra di sé stesso. La crisi che sta attraversando rispecchia solo in parte quella che attanaglia i suoi Red Devils, che di diabolico oggi hanno ben poco. Un triste ottavo posto dopo 10 partite di Premier League a 8 punti dalle capoliste City, Arsenal e Liverpool che parla già da sé.

Vederlo lì nella nebbiosa Manchester, città che fin da subito ha fatto capire di non amare (“non esco, mi faccio spedire il cibo direttamente in casa perché non so cucinare”), senza più un briciolo di cattiveria agonistica, quasi inerme di fronte alle disfatte della propria squadra, fa impressione. Notevolmente impressione.

Alzi la mano chi non è rimasto sorpreso nei giorni scorsi dallo sfogo di José Mourinho alla fine di Chelsea-Manchester United nei confronti del collega Antonio Conte. Proprio lui, il “Mou italiano”, ribattezzato così qualche anno fa per il suo temperamento, il suo modo passionale di affrontare le partite, di guidare i suoi e quella abitudine a perdere la voce dopo i 90 minuti di gioco. Proprio come Mou. Un carattere forte che è stato fin da subito accostato a quello del portoghese, maestro di teatralità e di comunicazione.

Ma di quel Mou, quello combattivo in campo e soprattutto ai microfoni e durante le conferenze stampa, da qualche anno si sono perse le tracce. L’ex Special One (viene voglia di togliergli il titolo che lui stesso si attribuì alla prima presentazione al Chelsea) appare per forza di cose invecchiato da quell’irripetibile primavera 2010 che lo vide trionfare con la famosa Inter del Triplete. José interpretava perfettamente la parte del condottiero, del lìder maximo, del capo carismatico. Molto più di un semplice allenatore. “Quante ne hai fatte Mou!” verrebbe da dire. Ogni giorno dava materiale fresco fresco alle testate giornalistiche. Non hai mai avuto paura di dire la sua o anzi, di recitare la parte del cattivo, attirandosi addosso tutte le critiche possibili e immaginabili pur di lasciare sereni i propri ragazzi. Le ha inventate tutte: dalla conferenza epocale dei “zero tutuli” col “rumore dei nemici” che tanto lo gasava; dalle punture ai suoi colleghi e quelle irrispettose verso il “vecchio Ranieri” (che poi, guarda un po’, è stato il protagonista della cavalcata più insperata ed esaltante della storia del calcio moderno); e ancora dalle storpiature dei nomi di chi non riteneva meritevole di risposta: “Barnetta” “Monaco di Tibete”.

No Mourinho non è diventato “pirla” tutto ad un tratto. Oggi si trova però nella condizione in cui i maligni dicevano lasciasse le sue squadre vincenti: logore, spremute. Oggi è José a sembrare logoro, spremuto. Si è evidentemente imborghesito già da quel maggio 2010, quando dopo aver pianto commosso con Materazzi, si infilò nella macchina di Florentino Perez per cominciare l’avventura tra luci e ombre al Real Madrid. Mou ha portato alla vittoria outsider come Porto in Champions, Chelsea in Premier League e ovviamente l’Inter. Scegliere la via più “facile” come il Real Madrid può essere stato l’inizio della sua crisi di fame agonistica. Peggio ancora è stato tornare dove lasciò un ottimo ricordo come al Chelsea. E della scelta dello United, bé per ora anche se presto, parlano i freddi numeri.

Molti interisti e non solo, ricorderanno la faccia tosta che ebbe quel famoso 28 aprile 2010, quando corse tronfio a petto in fuori sul prato del Nou Camp dopo la leggendaria vittoria in 10 contro il Barcellona dell’acerrimo nemico Pep e di Ibra e Messi. Un capolavoro in campo, una scena provocatoria e spontanea a fine partita. Quella corsa e quello sguardo stavano a significare: “Sono io lo Special One. Vi ho battuto, ho battuto la squadra più forte del mondo. Fuori casa, in 10”. Cosa dirgli? Valdes lo rincorse per tutto il campo nel tentativo di fermarlo e chiese rispetto per gli sconfitti. Mounon cambiò reazione, anzi.

E ora? Ora vederlo avvicinare Conte e pregarlo di smettere di festeggiare, ha immalinconito il personaggio Mou. E ha rattristato noi. Ma come proprio tu? Ti ricordi com’eri José? “Umiliazione per noi”. Sei stato il primo ad auto-umiliarti con quella scenata, quella frase, quel tempismo.

Premetto che non sono interista e anzi ho odiato sportivamente parlando José Mourinho. Antipatico, irrispettoso, provocatorio. Eppure vincente. Sono uno di quelli che ha dovuto ricredersi e riconoscere l’abilità del tecnico e la strategia vincente dell’uomo. Ma oggi mette tristezza anche me vederlo così invecchiato, quasi ingolfato, vittima di quel personaggio che lui stesso era non più tardi di 5/6 anni fa.

Ci ha riprovato Mou nell’ultima partita del suo Manchester contro il Burnley ad Old Trafford. Critico e isterico nei confronti dell’arbitro Clattenburg e poi, per forza di cose, espulso. Crediamo sia stata la mossa Mou: “voglio dare una scossa, una sveglia ai miei”. Come ai bei tempi. Ma evidentemente non è stata colta. Altro scialbo pareggio e i sogni di gloria si allontanano.

Che farai Mou? Ci stupirai ancora o dovremmo abituarci, nel giorno di Halloween, al tuo nuovo abito di Normal One?

 

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