Italia – Spagna: the rematch

27 giugno 2012, mercoledì. Un giorno come tanti, o forse no. Di tempo ne è passato, chissà quanti giorni sono volati via come si usa dire quando ci si guarda indietro, ci si specchia nel passato. Quel 27 giugno era un giorno di attese per i tifosi della nazionale azzurra, la vigilia di quella partita che anche lontano da coppe e trofei “non è mai un’amichevole”. Ad attendere l’Italia di Prandelli c’era la Germania di Low, ancora oggi alle prese con la ricerca di risposte alle domande fondamentali dell’universo nella sua cavità nasale.

Potevamo partire favoriti? No, certo che no. La “carta” era certa della superiorità dei tedeschi, era ormai convinta che Neuer avesse messo la freccia: era lui il portiere migliore al mondo, non più Buffon. La “carta” però vale poco quando l’arbitro fischia l’inizio della partita, quasi nulla se gli azzurri scendono in campo con la carica di milioni e milioni di tifosi pronti a saltare su tavoli e nelle piazze ad ogni azione pericolosa, per ogni entrataccia, ad ogni gol. Non eravamo favoriti ma Balotelli era convinto del contrario: quei muscoli mostrati non senza un pizzico di arroganza, Neuer che ritorna sulla Terra e il treno degli sfottò su quella Germania trafitta ancora una volta, dopo la semifinale di quel pazzo mondiale.

27 giugno 2016, lunedì. Un inizio settimana come tanti? No, decisamente no: ci aspetta la Spagna, dopo poco meno di quattro anni dalla batosta rimediata in finale. La vigilia è scivolata via come un temporale estivo, fatto di tuoni di disfattismo e lampi di speranza. Ancora una volta i pronostici ci vedono sconfitti, battuti. Quella dannata “carta” che fa parlare tanti è ancora lì, pronta a condannarci. Non siamo favoriti, ma questo ormai è un mantra di casa nostra. Non lo eravamo contro la Germania di Euro 2012, non lo siamo contro la Spagna di Euro 2016. Eppure se ci guardiamo indietro, soltanto di un paio di settimane, anche la sfida ai belgi appariva fuori portata: in tanti avrebbero firmato anche per un semplice pareggio. Un punto destinato a scatenare nei tifosi elucubrazioni ed equilibrismi matematici per determinare la quota di punti necessaria per superare il girone.

Il divario tecnico con le Furie Rosse è lampante, la tradizione negativa. Servirà un miracolo, un’impresa. Una partita di quelle che mettono d’accordo tutto il bar. Ci sarà da sudare in campo e fuori. Per cercare di smentire ancora una volta quella maledettissima “carta”. Per guadganare un biglietto con destinazione quarti: la Germania è lì, che aspetta alla finestra. Sarebbe un peccato mancare a quell’appuntamento.

Articolo di: Nicolò Premoli

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