Jaap Stam: l’uomo d’acciaio

Grande, grosso, forse un po’ psicopatico, ma con una fame di erba e di tibie a dir poco ammirevoli.

Europei del 2000, Olanda Repubblica Ceca. E’ il match di esordio degli Oranje che, prima di sbattere la loro faccia contro il muro di mattoni eretto da Francesco Toldo in semifinale, vinsero 1-0 quella partita. Partita che non verrà ricordata per il rigore di Franck de Boer che regalò il primo successo nella manifestazione alla sua Nazionale, quanto per un altro singolare episodio. Ad un certo punto della ripresa il difensore Jacob Stam detto Jaap subisce una ferita al sopracciglio: perde copiosamente sangue e le medicazioni devono essere immediate. Cure che avvengono in men che non si dica: proprio a bordo campo, lo staff medico dell’Olanda si vede costretto dal giocatore ad applicargli i punti di sutura immediatamente e senza fare troppe storie. La fierezza e la voglia di tornare sul campo che si leggono nello sguardo di Stam sono quasi affascinanti. Dicono che le mamme olandesi mostrino quell’immagine ai propri figli disubbidienti, minacciandoli che l’uomo immortalato nelle foto possa venirli a trovare di notte se dovessero mantenere quel tipo di comportamento.

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Questo era Jaap Stam: grande, grosso, forse un po’ psicopatico, ma con una fame di erba e di tibie da far invidia ai ragazzini di oggi.

Jacob nasce in Olanda il 17 luglio del 1972 a Kampen, città situata a est dei Paesi Bassi. Il nome del paese deriva dalle caratteristiche del suo terreno, che in origine era paludoso e principalmente composto da argilla. Già me lo vedo, il piccolo Jacob, che con indosso la prima maglia della squadra del suo paese, quella del DOS Kampen, corre e suda nella malta dei campi olandesi contro i giocatori più vecchi di lui.

Dal piccolo Jacob che fa a sportellate da ragazzino, al grande Jaap, montagna di 190 cm che nei campi più importanti del nostro continente dirige la propria difesa e minaccia di morte il proprio staff medico, il passo è più breve di quanto pensiate.

La prima grande occasione gli capita a 26 anni, nel pieno della sua maturità calcistica: la telefonata proviene dallo United di Sir Alex Ferguson, e solo un pazzo potrebbe non rispondere alla chiamata. Nonostante i forti dubbi che anche oggi gli operatori del settore nutrano sul suo equilibrio mentale, Stam, dopo aver vinto quasi tutto nel suo paese con la maglia del PSV Eindhoven, accetta di trasferirsi in Inghilterra. Ferguson è innamorato di Jaap: prestanza fisica imponente, capacità di comandare la difesa e carattere da guerriero vero. Se qualcuno riusciva a compiere l’impresa di superarlo, bé era peggio per lui.

Con la maglia dei Reds, Stam comincia a stringere le prima amicizie anche con i giocatori del nostro campionato, in particolare con i fratelli Inzaghi.

Filippo Inzaghi al minimo contatto si getta a terra come se avesse subito chissà quale fallo. In Italia lo fanno tutti, ma lui porta tutto all’eccesso

Il rapporto con i due fratelli piacentini è proprio nato male, visto che Stam non risparmia niente neanche al fratello di Super Pippo, Simone. Durante la Supercoppa del ’99 che la Lazio vinse sul Manchester United  con un gol di Marcelo Salas, Simone Inzaghi uscì dal campo con il naso fratturato dopo un incontro troppo ravvicinato con lo stesso Stam.

Dopo le solite lamentele, classiche anche del fratello, ha cominciato a minacciarmi, sembrava che gli avessi sparato. L’ho aspettato negli spogliatoi, ma di lui non c’erano più tracce

Proprio la Lazio vide approdare tra le sue fila l’arcigno difensore, solo 2 anni dopo. A Roma i tempi di ambientamento sono stati però più lunghi del previsto: qualche infortunio di troppo e una squalifica per un test antidoping risultato positivo, non hanno aiutato la montagna olandese ad adattarsi subito al meglio.  Aspettare alla fine ne è valsa la pena per i tifosi biancocelesti: quello che si ritrovano è un difensore burbero, senza messe misure e con le ossa di adamantio, che riesce a non far rimpiangere la partenza di Alessandro Nesta e regala addirittura qualche gol su punizione.

Nonostante tutto, la scena che rimane nei nostri cuori con la maglia della Lazio rimane la seguente:

Le mani al collo di Parente sono da articolo 681 bis del codice di procedura penale. Reo di aver avvicinato i suoi tacchetti al quadricipite di Stam, il centrocampista dell’Ancona si è visto passare tutta la sua vita davanti, quando un marcantonio di 190 cm, mettendogli le mani al collo, avrebbe potuto porre fine alla sua fragile esistenza.

Talvolta queste cose succedono durante una partita. Non sono il tipo di giocatore che fa male ad un avversario di proposito. Sono stato un giocatore che ha sempre voluto vincere partite e premi, entro i limiti delle regole

La sua capacità di intimorire l’avversario è da leggenda: girano voci che negli spogliatoti della Lazio abbia fatto scappare la sua stessa immagine riflessa nello specchio. Tenacia e rabbia agonistica erano i suoi punti forti, e gli permettevano di non abbassare la tensione nemmeno per un secondo.

Stam è sempre stato così: la caparbietà con la quale ha sempre cercato di ottenere tutti i suoi successi ha fatto si che i media lo raffigurassero spesso come un orco cattivo, disposto a tutto pur di ottenere ciò che desiderava. In realtà era semplicemente un giocatore che in campo non mollava nemmeno le scoregge, e se per caso lo faceva, le andava a riprendere e le fermava, anche a costo di beccarsi il cartellino.

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Prima di concludere la sua carriera con l’Ajax a 35 anni, Stam gioca le sue due ultime stagioni in Italia con la maglia del Milan, nel periodo 2004-2006. Con la casacca rossonera riesce addirittura a segnare un gol di testa nel quarto di finale del 2004-2005 contro l’Inter, prima di recitare involontariamente nella tragedia calcistica di Istanbul contro il Liverpool, durante una sciagurata finale di Champions League.

Dopo aver allenato le riserve dell’Ajax nella sua amata Olanda, oggi ricopre il ruolo di commissario tecnico del Reading, società militante nella Championship inglese.

Quanto ci manchi Jaap!

 

 

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