La “figa deconcentrante”, meglio nota come Sindrome Borriello

La storia dell’umanità è ricca di casi simili. Personaggi baciati da un grande ma talento vittime dell’ossessione più dolce, finiscono per non esprimere il proprio potenziale; è la famigerata Sindrome Borriello.

Da Giulio Cesare a Bill Clinton, la storia è piena di personaggi traditi dalla dolce ossessione per il gentil sesso. Quello della “figa deconcentrante” è un freno che ha privato l’umanità di chissà quante imprese o scoperte. In compenso però ha reso memorabili, almeno per loro, tanti momenti della vita di queste icone.

Noi, da pagina serissima quale siamo, ci occupiamo invece del nostro sport preferito, il pallone, a tutto tondo. Per questo abbiamo riportato tale concetto alla peculiare carriera di un calciatore italico, tanto noto nei negozi di biancheria quanto, se non più, che sui prati. Il suo nome è, ovviamente, Marco Borriello e questa è la sua storia.

Se sei alto, fisicato, piacente e sai anche giocare a calcio, forse la natura ha voluto darti una mano. Giochi nel Milan a 20 anni, esplodi al Genoa a 25, e segni in sforbiciata per una stagione intera, quella del 2009/10, al tuo ritorno in rossonero. te ne vai alla Roma per trovare il tuo spazio ma ti perdi, alla Juventus non riesci a importi e ti ricostruisci una carriera con il Carpi a 33 anni suonati. Con l’Atalanta fai il tuo e, dopo un’estate di vaccate con il tuo amico Bobo, segni 4 gol in un mese di Cagliari.

C’è qualquadra che non cosa, direbbe qualcuno. Forte di testa, con un sinistro esplosivo e dotato di un fisico forte quanto rapido. Cosa ti ha frenato Marco? Cosa ti ha impedito di vincere il Pallone d’Oro? Semplice. La figa.

Nicole Minetti, Susanna Petrone, Madalina Ghenea, Belen Rodriguez (bis), Nina Senicar, Lucia Fabiani, Camila Morais, Izabel Goulart e Alessia Ventura. Non è la formazione del Fantacalcio di Silvio, ma la lista di showgirl-modelle che hanno condiviso il lettone con il nostro Bomber. Con un ritmo del genere allenarsi al top (non solo sui lombari intendiamo) e concentrarsi sulla carriera, non era davvero possibile.

Ed eccoci qui dunque a definire l’ormai nota “Sindrome Borriello”. Sei troppo forte per non dominare in Provincia, ma non puoi che sbattere la testa quando ti chiedono il salto di qualità e la concentrazione massima. E la testa, come cantava Minghi, la sbatti sempre là, sempre tu, ancora un altro po’…

Marco Borriello è un Pallone d’Oro che non ha ritirato il premio solo a causa della sua ossessione d’oro. In fondo, non ci fosse la figa saremmo tutti presidenti, ma di un Paese che però grazie al cielo non esiste.

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