La sostenibile pesantezza della formazione del Fantacalcio

Quando riuscire ad azzeccare quegli undici giocatori è un’impresa: sabato mattina e fantacalcio.

Sabato. E’ ancora mattina, ma il tempo pare scorrere fin troppo velocemente. La maledizione del weekend: un weekend che per chi fa fantacalcio è però sempre dannatamente lungo. Non si è mai davvero tranquilli il sabato mattina, soprattutto quando in mezzo alla settimana ci sono state le coppe con il loro strascico di fatiche e minuti accumulati nelle gambe. E magari pure quei gol che in campionato sono invece soltanto un miraggio.

Un TIR non riuscirebbe a contenere il carico di imprecazioni pronto ad essere scaricato sul tavolino del bar dove si sorseggia il caffè e si guarda con gli occhi ancora sbarrati il primo giornale capitato sotto tiro. Si sfogliano le pagine con un’inaspettata veemenza – considerate le poche ore di sonno accumulate – prima di giungere all’El Dorado delle probabili formazioni. Naturalmente non c’è solo una fonte: il telefono è bollente, per le decine di schede aperte ed i siti consultati a caccia di buone notizie. Che puntualmente non arrivano.

Ci sono due parole che non piacciono a chi fa il fantacalcio: turnover e ballottaggi. Il primo rappresenta un disturbo che negli ultimi anni ha colpito anche squadre del tutto inaspettate. Dalle quali si pensava di aver portato a casa, tra le coltellate dell’asta, titolari fissi ed inamovibili. Giocatori che nemmeno l’influenza o un’entrataccia sulle caviglie avrebbero potuto scalfire. Il turnover falcidia anche le poche certezze: già al secondo difensore si nutre la sensazione che si rischierà di giocare in dieci. A meno che, naturalmente, quel ballottaggio non si risolva a vostro favore. Il fantallenatore si ritrova spesso davanti a numeri determinati dal lancio di qualche dado. 55-45, 60-40, 51-49. No, non sono gli exit-poll delle elezioni ma le percentuali di presenza nell’undici titolare di questo o quell’altro giocatore. Valori che possono ribaltarsi da un momento all’altro sconvolgendo strategie e scelte architettate già dal martedì precedente.

Tra il turnover e qualche infortunato in più completare l’undici che se la vedrà – con ogni probabilità – contro la squadra più in forma della lega c’è già ben più di qualche lacrima versata. Ovviamente condita da una gufata generalizzata nella profonda e malriposta speranza che il sesto attaccante, quello arrivato in squadra quando erano le quattro e mezza di mattina, possa giocare almeno una ventina di minuti. E magari “ciabattare” un pallone vagante al novantaseiesimo per segnare quell’inutile gol per il 5-1 finale.

Sabato. E’ ancora mattina ma è già tardi. Il caffè è ormai freddo quando scopri che il tuo avversario la formazione l’ha già messa. Ed è un 5-3-2: con il secondo attaccante che non segna da almeno un anno. Tiri un sospiro di sollievo, ma nemmeno troppo convinto. Per arrivare indenni a domenica sera la strada è ancora lunga, lunghissima. E chissà mai che nel frattempo non si spacchi qualcun’altro.

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