La voglia di volare di Gimbo Tamberi

Quando si è alle prime armi con l’atletica leggera l’asticella del salto in alto sembra sempre inarrivabile. «Troppo in su»: si pensa mentre parte la rincorsa, con quei passi contati e quel segno sul terreno a decretare il punto di stacco, il momento esatto in cui saltare. E sperare di non portare con sé l’asticella ed un carico di delusione sul materassino alle spalle.
Il salto in alto non è per tutti: lo si capisce da subito. Lo si capisce quando c’è chi alle prime aste cadute non si arrende, la rimette al suo posto e prova e riprova. Prima di superarla ed alzarla. Verso un nuovo livello, verso una nuova altezza da infrangere.
Gianmarco Tamberi quell’asticella l’ha alzata e rialzata tante, tantissime volte. Prima di diventare campione mondiale indoor ed europeo. E portare il record italiano a due metri e trentanove centimetri. Quasi come se si dovesse saltare la traversa di una porta da calcio senza sfiorarla. Lo chiamano Half-shave, per quel vizio di tagliarsi la barba a metà. Lo chiamano campione: e se è Buffon a chiamarti così, vuol dire che è vero.
Gianmarco doveva inseguire una medaglia alle Olimpiadi di Rio dove anche la prima altezza da saltare per le qualificazioni è alta come il cielo. Ma quando insegui un record e la caviglia ti dice no devi tornare a terra. Puoi avere una barba da bomber, i calzettoni al ginocchio e quell’aria un po’ strafottente e guascona. Ma anche i campioni, talvolta, finiscono con il ghiaccio sulla caviglia. Magari proprio ad un passo da un sogno.
Capitò anche a Buffon pronto a giocarsi le sue carte in vista dell’Europeo del 2000, quello dove Toldo si travestì per qualche minuto da supereroe, e rimasto invece a casa come spettatore. Lontano da quei pali e dai suoi guantoni. Proprio come ai mondiali del 2010 iniziati male e finiti anche peggio.
Anche Gianmarco sarà spettatore di quelle Olimpiadi tanto inseguite e sudate. Magari senza barba a metà e con più di qualche lacrima nel suo cuore di sportivo. Coraggio bomberone del salto in alto, rimetti l’asticella al suo posto e non mollare. C’è sempre una nuova altezza da superare.

Articolo di: Nicolò Premoli

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