L’arte del biscotto

Durante gli #Unieuropei il concetto di biscotto è più inflazionato di Salvini ospite a “Porta a Porta”.

Se quando parliamo di biscotto pensate subito a pucciarlo, datevi una calmata perché questo non è il momento del #figatime.

Se leggete a bassa voce la parola biscotto per evitare che i sensi di ragno di vostra nonna la mettano in allerta e le facciano preparare la merenda per tutto il Mulino Bianco, allora vi siamo vicini.

Se quando leggete la parola biscotto pensate a Svezia – Danimarca del 2004 e vi sale l’ignoranza di Antonio Cassano che vi fa perdere immediatamente l’uso del congiuntivo e una strana voglia di orecchiette con le cime di rapa, allora siete come noi.

In principio furono i cavalli: il biscotto in questione sarebbe una galletta, impastata con sostanze proibite (stimolanti o sedative, a seconda dello scopo), che viene dato da mangiare a uno o più cavalli prima della gara, per alterare il risultato della competizione e gli esiti delle scommesse.

Oggi il concetto di biscotto si è espanso al mondo del calcio, più che mai durante gli #Unieuropei.

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