L’attesa di Schelotto è essa stessa Schelotto

Una storia quasi poetica. Era atteso come il nuovo Simeone del calcio italiano. Già sognavamo nuovi schemi, avveniristiche teorie sul gioco del calcio, straordinari metodi di gestione e motivazione del gruppo. Vedevamo un uomo fiero, in Guillermo Barros Schelotto, estremamente determinato a dimostrare che gli allenatori argentini, in questo momento, sono i migliori al mondo.

Unici nel far rendere le squadre al massimo grazie a una maniacale attenzione nei confronti della tattica e della disciplina durante gli allenamenti. Tre anni in Italia, assicurava Zamparini, sarebbero stati sufficienti ad aprirgli le porte per Club come Chelsea o United e attaccare con la proverbiale “garra” argentina l’obiettivo della Champions League.

Sguardo di fuoco, mascella forte e nessuna voglia di passare inosservato. Insomma, il carattere dell’ex bandiera del Boca stava gasando un po’ tutti. Nel bene o nel male abbiamo immaginato ogni scenario plausibile. Sarà un profeta o un cazzaro? Farà un catenaccio camuffato o porterà lo Champagne al Barbera? (questa è pessima) Insomma, come sarà questo Palermo di Schelotto?

Non lo sapremo mai, perché quel fine stratega di Zamparini ha gestito la “questione allenatore” tentando di battere ogni record.

Scaricati (pur essendo ancora a libro paga) Ballardini e Iachini, il buon Maurizio decide di prendere tempo e affidare ufficialmente la panchina al tattico Viviani. Pochi giorni dopo annuncia il colpaccio Schelotto. L’argentino però non è comunitario e non ha il patentino Figc e Uefa. Nel frattempo, quindi, Guillermo si muove come dirigente accompagnatore e in panchina ci va Bosi della Primavera. Questa precaria condizione non soddisfa, tuttavia, il palato fine di Mister Z che rimanda, ringraziando, Bosi in Primavera e fa firmare l’ex bandiera rosanero Giovanni Tedesco fino a giugno.

Come nel gioco delle tre carte la domanda è: “dove stà l’allenatore del Palermo?”.

Schelotto, che è il vero tecnico, non può allenare. Bosi, come detto, non va più in panchina e Tedesco, che allenava a Malta, è lì solo per ripetere quello che gli dicono.

Il finale della favola? Molto semplice. La Uefa non riconosce a Schelotto la possibilità di avere il patentino e l’argentino, evidentemente deluso dalla situazione, se ne torna a casa. Chi va in panchina domenica? Tedesco, no? No. Ci va Bosi con l’aiuto di Tedesco. Era più facile fare un governo tecnico.

Un giro lunghissimo per dire che, con Iachini che non vuol tornare, l’allenatore fino a giugno lo fa quello della Primavera. Sarebbe stato troppo facile, però. Non ci saremmo divertiti così, e non avremmo potuto sognare a occhi aperti la revolucion del Mellizo Schelotto che mai ci sarà.

Ma che importa! In fondo, non è forse vero che l’attesa di Schelotto è essa stessa Schelotto?

 

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