Lavori da incubo: Il Mister-Bomber “lost in translation”

Abbiamo parlato qualche giorno fa dell’allenatore Bomber chiamato al ruolo più dolce che ci sia. Vale a dire sbaffarsi lo stipendione che resta fino alla fine del contratto, sulle spiagge più belle del mondo sapendo che, con l’isteria e la variopinta natura dei presidenti di oggi, una chiamata prima o poi te la faranno sempre. Tanto se hai allenato Inter, Juve e Bayern Monaco, ma non riesci a smettere di ripetere “Molto bene”, “Dai”, “Attenti” commentando la Nazionale, o solamente la squadra del dopolavoro dell’Esselunga. Però una volta hai incrociato Capello nel reparto surgelati.

Oggi, per correttezza, da mastini d’inchiesta quali siamo, vi facciamo capire che non è tutto oro quel che luccica. Come sempre, per chi se la passa alla grande c’è chi rimane col cero in mano. Intendiamoci, sempre di privilegiati si parla. Alle volte, però, la fama “non meglio precisata” porta i Mister-Bomber in scenari a cui non appartengono. Dove qualcuno li chiama perché li han visti in TV, e dove loro accettano perché han letto di come si sta in quel posto su internet.

Quando il Mister si arma e parte per una battaglia linguistico-culturale molto pericolosa, torna spesso con le ossa rotte. Il nostro Sannino ci ha provato davvero a diventare un Lord al Watford, e non ha neanche fatto male essendo un tecnico preparato. Tuttavia, dopo mesi di “hmm, ehm” e di disegni rupestri per far capire a che ora c’era l’allenamento, se n’è tornato nel caldo di Catania. Tanti saluti al genitivo sassone e alle cazzo di “showers” dell’Hertfordshire (pagherei soldi pesanti per sentirglielo pronunciare).

Lo so, ora penserete parleremo di Malesani…e invece no. Lui, infatti, ha dato spettacolo anche a Genova e Sassuolo dimostrando che il divario culturale, nel caso del celebre monologo greco, non c’entrava proprio niente. Malesani è Malesani “ol over de uord”.

Hanno invece attratto la mia attenzione le parabole “latine” di due tecnici britannici. Sì perché, troppo spesso, si piglia in giro solo il ruspante allenatore mediterraneo alle prese con la nobile lingua del Bardo Shakespeare. Capita al contrario che, quando il tecnico d’Albione finisce per doversi misurare con costumi e suoni più “esotici”, dimostri la stessa dimestichezza che ha Bernacci con il gol.

Dopo aver miseramente fallito sostituendo allo United Sir. Alex Ferguson nell’operazione “Come ti muovi tanto pesti una merda”, David Moyes aveva deciso di prendersi una bella vacanza-lavoro nella bellissima San Sebastian, città basca della Real Sociedad. I primi tempi lo hanno visto come una sorta di Don Matteo, con la gente che lo salutava educatamente cercando di capire chi fosse realmente.

Dopo i primi sprazzi positivi, comunque, la situazione è svaccata malamente quasi subito, con lo scozzese a mangiare patatine in tribuna con i tifosi. All’improvviso il buon David assomigliava sempre più a un anziano che si era perso nel parco che a un manager di classe internazionale.

Ma il premio “Cervo in autostrada” lo vince senza dubbio Gary Neville. L’altra sera si è preso una ripassata storica dal Barcellona in Copa del Rey. Come i più sfruttati stagisti italiani era finito al Valencia per una sorta di “Erasmus in panchina” al fianco del sempre più apprezzato Nuno Espirito Santo. Risultato? Il portoghese è stato esonerato e adesso il pugnace Gary fa l’allenatore.

Parla spagnolo come Immobile potrebbe progettare un grattacielo. Non credo abbia mai allenato un minuto in vita sua e la squadra ha dimostrato di seguirlo e credere in lui più o meno quanto Conte in Balotelli. Alla presentazione di Cheryshev ha fatto una figura di merda peggio dell’interprete di Nakata. Ogni conferenza stampa sembra la riproposizione dei dialoghi tra Hodgson e Mr. Flanagan a Mai dire Gol.

Con questa sua aria da turista in cerca della metro per arrivare in centro, non possiamo che volergli un gran bene.

Vamos Gary! Qualcuno gli traduca per cortesia.

 

 

 

 

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