Lavori da sogno: L’allenatore esonerato sotto contratto

In tempo di crisi, con le opportunità professionali che scarseggiano, capita spesso d’imbatterci in letture che parlano dei “lavori da sogno”. Servono tendenzialmente a darci un argomento in più, oltre al film di Zalone, per rompere il ghiaccio con una ragazza al bar, o a farci effettivamente girare le palle, mostrandoci prospettive che mai vivremo, mentre siamo in coda sulla Milano Laghi.

In buona sostanza sto parlando di quei lavori tipo:”guardiano di atolli in Oceania”, “custode di Villa Playboy”, “assaggiatore di birre artigianali per Scarlett Johansson”. Spilli nel culo alla nostra autostima e voglia di alzarci la mattina.

Io credo però, in definitiva, che chi riempie giornali e siti con queste fregnacce se ne sia sempre dimenticato uno. Il lavoro perfetto per eccellenza. Non c’è nemmeno bisogno di volare con l’immaginazione verso lontani scenari esotici per trovarlo. Lo si può fare in Europa e, soprattutto, qui da noi.

Parlo dell’allenatore esonerato (ma ancora) sotto contratto. In Italia ce ne sono e ce ne sono stati così tanti, che servirebbe una sigla per definire tale condizione.

“Ciao Walter, fai sempre l’allenatore?”- “No! Adesso sono AESC”.

E pensate che di AESC che si chiamano Walter ce ne sono addirittura due in questo momento! Ma come si fa a diventarlo? Prima di tutto bisogna essere allenatori. Avere il patentino è necessario, avere già allenato no (vedi Strama e Pippo).

In seconda battuta ci si deve accattivare l’attenzione di un presidente sfondato di soldi e dalla personalità particolare. Può essere bonario o vulcanico. L’importante è che, per così dire, agisca più d’istinto che di zucca. Fino al 2013 questa descrizione era superflua, bastava infatti citofonare a casa Moratti. L’offerta in ogni caso, anche ora, non manca.

Zamparini, da esperto, ha cominciato a fare contratti corti (anche se non si smentisce tenendone 3 a libro paga). In compenso sta salendo bene Ferrero e sta recuperando il tempo perduto Berlusconi. In media, comunque, è più facile diventare AESC in Serie A che avere il posto di ruolo da Maestro Elementare. I cambi di panchina in corsa sono stati infatti 8 dall’inizio del Campionato. Nel 2011-12 furono addirittura 18. Un vero e proprio boom. Roba da fondare un’Università per formare allenatori esonerati.

Tanti grandi nomi impreziosiscono questo club di fortunati. Spalletti, prima di tornare in giallorosso, ha spremuto per bene le casse della Gazprom senza nemmeno essere costretto a gelarsi il culo in agevoli trasferte come Kazan o —–. Il soggiorno di Cuper sul lago di Como a spese di Massimo “cuore d’oro” Moratti è divenuto proverbiale. Ci sono poi gli enfant prodige della professione. Di Strama e Pippo abbiamo già accennato. Il vero fenomeno dei rookie esonerati e pagati è però Clarence Seedorf.

Silvio lo ha inseguito quasi fosse la Minetti. Giocava ancora nel Botafogo quando, con un contratto da 2 milioni di euro fino a giugno 2016, Clarence si è seduto bel bello sulla panchina rossonera. Tassotti aveva il patentino e lui intascava. Nel giugno 2014 è stato esonerato e per non gravare sul bilancio del Club, immediatamente saldato dei suoi stipendi futuri. Praticamente una magia.

Anche Mazzarri si sta godendo un bel soggiorno marchiato Thoir. L’esonero non l’avrà ancora digerito. Intanto però, mangia un po’. Il più grande tra i grandi, comunque, non è WM. Il più grande è Rafa Benitez. Nel 2010 sostituisce Mourinho alla guida dell’Inter. Firma un biennale ma, dopo soli 4 mesi è esonerato. Rispetterà pacioso il suo contratto fino alla scadenza. A giugno di quest’anno si è accordato con il Real per un triennale da quasi 6 milioni netti all’anno. Pochi giorni fa, lo sappiamo bene, è stato sollevato dall’incarico.

Che fare Raffaé? Disperarsi per un posto in panchina o scofanarsi una paella dopo l’altra sul lungomare fino al 2018? La domanda, ovviamente, è retorica. Voglio essere un AESC anch’io!

 

 

 

 

 

 

 

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