Le origini del fenomeno Dele Alli

Mercoledì 4 gennaio 2017, il mondo ha scoperto il fenomeno Dele Alli. Intendiamoci, il talento era già noto agli esperti ed il futuro del ragazzo è assicurato. Ma la cassa di risonanza della sua doppietta decisiva nel derby di Londra tra il suo Tottenham e la capolista Chelsea è (giustamente) stata grandissima. Innanzitutto perché con i suoi gol Dele ha arrestato la corsa dei Blues, negando ad Antonio Conte il record di 14 vittorie consecutive in Premier League. E poi perché Alli ha raggiunto in sole 52 presenze la quota di 20 reti nella massima serie inglese. Una media a dir poco straordinaria per un centrocampista offensivo. I media inglesi si sono già sbizzarriti nei paragoni e hanno notato che i più grandi centrocampisti inglesi degli ultimi 20 anni hanno impiegato diverse partite in più per arrivare a toccare la quota attuale di Alli: Paul Scholes ne ha impiegate 75, Beckham, specialista nelle punizioni, ben 90. I grandi Lampard e Gerrard seguono molto lontani a 140 e 169 presenze. Alli sta bruciando le tappe dunque.

I riflettori si sono accesi tutti insieme sul talento di origini nigeriane (da padre). E i tabloid, come prevedibile, hanno cominciato ad indagare sull’infanzia del numero 20 degli Spurs. Un’infanzia difficile e segnata dall’abbandono immediato del padre Kenny, appena ad una settimana di vita. La vita di Dele non è stata facile per via di una madre, Denise, sola e affetta da gravi problemi di alcolismo. A 13 anni Dele fu affidato ad una famiglia di un amico, compagno di squadra delle giovanili del Mk Dons. La piccola squadra che consacrò il suo talento.

“Franco, dammi retta, questo è un fenomeno”. Più o meno queste sono state le parole dette dall’osservatore e collaboratore del Tottenham David Pleat a Franco Baldini allora direttore tecnico degli Spurs. Era l’estate del 2014 e Baldini si lasciò convincere. Decise di seguire un partita di Coppa di Lega, il secondo turno precisamente: Mk Dons – Manchester United. Tra i padroni di casa il suddetto fenomeno in questione, all’anagrafe Bamidele Alli. Baldini, in tribuna col tecnico Pochettino, assistette ad una delle peggiori disfatte della storia dei Red Devils: un 4-0 umiliante con doppiette di Grigg (sì, quello di “Will Grigg is on fire”…) e Afobe. Alli, classe ’96 e quindi appena 18enne, giocò con grande personalità tra i due di centrocampo nel 4-2-3-1 di Karl Robinson. Da quella partita fino al mercato di gennaio, Alli fu messo sotto una lente di ingrandimento da una rete di osservatori degli Spurs. A gennaio Baldini, in accordo con tecnico e proprietà, sborsò circa 5 milioni di sterline per assicurarsi le prestazioni di quel centrocampista completo tutto personalità. Alli però rimase al Mk Dons in prestito fino a giugno e, con uno score di 16 reti e 9 assist, contribuì pesantemente alla promozione della sua squadra in Championship.

La carriera di Alli sta procedendo ad un’andatura elevatissima. Il suo ex allenatore Karl Robinson gli annunciò una premonizione: “Arriverai in nazionale, molto presto“. Lo disse allora quando il ragazzo aveva solo 17 anni. Il 9 ottobre 2015, Dele esordì con l’Inghilterra e poco dopo un mese, il 17 novembre 2015, segnò una rete capolavoro contro la Francia. Predestinato.

Oggi il padre Kenny, originario della tribù Yoruba, dopo aver vissuto in America lo attende in patria: “Se viene in Nigeria, lo nominano principe degli Yoruba. Tutti qui sono pazzi di lui e seguono tutte le sue partite. Se diventa principe, o magari re, avrà case, auto e ricchezze”.  E Dele? Ha risposto facendosi togliere dalla maglietta il cognome Alli.

La personalità, dicevamo. Quella che non manca a questo giovane fenomeno.

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy