Le vostre storie: Diego Milito

Da tifoso dell’Inter ho avuto l’occasione di ammirare alcuni tra i migliori giocatori della storia (da Ronaldo a Baggio a Ibrahimovic etc.). I brividi che mi ha regalato questo signore argentino sono però tra i più memorabili.
Quella famosa stagione iniziò tutto bene, con un derby perfetto e la sensazione che molto probabilmente sarebbe potuto arrivare un altro scudetto. Questo però non avrebbe fa
tto altro che far continuare una parziale felicità nel popolo nerazzurro.
Averlo anche al fantacalcio, me lo faceva sempre guardare con un occhio di riguardo. Un attaccante completo, ma dal carattere schivo, con la faccia di Francescoli e con uno stile per cui riconoscevi subito come faceva a essere amico intimo di capitan Zanetti.
Eppure la potenza e la tecnica erano sempre al servizio della squadra. E che gol faceva quel numero 22!
Nonostante le prestazioni in campionato e il fatto di aver già superato il Chelsea, la sicurezza di poter credere in un sogno arrivò forse nella partita più scontata. 31 marzo 2010: Inter – Cska Mosca. Dopo un’ora di stallo, quel centravanti si avvicina alla difesa chiusa dei russi, movimento facile di caviglia e tiro nell’unico spiffero dove infilare il pallone. GOL! Il ritorno è formalità.
E poi la notte magica contro il Barcellona. Un terzo gol contro i marziani che chiuse una partita storica.
Al ritorno si soffrì come non mai, ma che esultanza alla fine. 
Noi tifosi non residenti a Milano non potevamo rimanercene con le mani in mano e guardare la partita della vita a casa, sul divano. Se andare a Madrid era complicato, ritrovarsi in Piazza Duomo con gli altri non era così impossibile. Click, biglietti fatti. Il 22 maggio saremo con gli altri fratelli nerazzurri a vedere gli eroi su un maxischermo. 
Dopo tante sofferenze, finalmente a un passo dal sogno. 
Il bello di certi sogni è proprio la loro effettiva realtà. La cosa paradossale è che non c’era nessuna incertezza. Come il 9 luglio 2006 per la finale dei mondiali, eravamo tutti sicuri dentro di noi che non sarebbe potuta finire male.
Dalla mattina già i cori e le bandiere ci davano forza. Era solo un countdown per i festeggiamenti. Ma come avremmo vinto? In che modo? Soffrendo come sempre o con la sicurezza che ci davano il nostro condottiero in panchina e la squadra di pazzi che comandava?
Il tramonto arriva, la partita inizia e 100mila persone intorno a me cantano e guardano all’insù, uniti in un solo cuore coi colori del cielo e della notte. Accenti di tutta Italia, dell’est europa, germanici, anglosassoni, latini, asiatici, africani. Già, siamo proprio l’Internazionale. 
E allora pensi che quel nero numero 9 che l’ha già vinta due volte alla fine la risolverà con sicurezza, che magari il capitano segnerà come nella finale del ’98 o ai rigori Dio ci metterà lo zampino.
Invece no. Lancio-sponda del 22-Sneijder la serve nello spazio e inserimento, solito movimento di caviglia, tiro…GOL! In piazza è il delirio. Fumogeni, abbracci, gente che cade in terra sui cocci di vetro. Ecco la firma del campione. Ce la mette sempre. Così come nell’ultima gara di campionato per farci vincere l’ennesimo tricolore, segna la rete del vantaggio nella finale più grande.
Nel secondo tempo la difesa tiene, si gioca con maestria e ci si aspetta solo di arrivare alla fine così. Però un altro gol non sarebbe male, sapete?
Ci spostiamo di qualche metro per vedere meglio e un ragazzo romano ci dice: <<Regà non ve ne annate che mo arriva il bello!>>
<<No, no. Stiamo qui. E chi se ne va?>>
Ecco che Eto’o la dà ancora a lui. Penso, adesso magari restituisce il triangolo, ma ormai è al limite dell’area. Finte leggere, tocchi soffici, Esterno, interno, per poco il difensore non cade. Entra in area…piatto destro sul secondo palo e GOOOL!
Lui e i tifosi sugli spalti piangono. Io non mi ricordo neanche cosa abbiamo fatto in quel momento nella piazza. Come quando sei in un sogno troppo bello e non ci credi.
Ma invece è stato tutto vero. Quell’incontro finisce 2 a 0. Lui ci ha messo non una ma due impronte. Il capitano alza la coppa, Milano impazzisce, siamo i campioni d’Europa grazie a tutti loro e a lui.
Lui non ha detto una parola quando non l’hanno inserito nei 23 per il Pallone d’Oro. 
Lui è rimasto ancora con noi, poi si è infortunato, è tornato a segnare alla grande e poi quest’anno finisce la sua carriera a casa sua, nella terra sudamericana che è anche un po’ italiana.
Lui è Diego Alberto Milito. 
E io gli dico solo “grazie per una delle emozioni più belle mai provate in vita mia”. 
Ciao Principe!

Articolo di: Gabriele Chighine

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