L’era dell’ acchiappasogni è finita: Julio Cesar lascia il calcio

Julio Cesar non ha mai lesinato le lacrime.

Di gioia, quando nel 2010 completa lo storico Triplete con l’Inter di Mourinho; o nel 2014, quando con 2 rigori parati al Cile regala il passaggio del turno al suo Brasile.

Di vergogna, quando nel turno successivo di quei maledetti Mondiali organizzati in casa subisce una batosta clamorosa dai tedeschi, quello storico 7-1 definito “mineirazo” che passerà alla storia.

Di sconforto, come quelle versate ieri nello spogliatoio del Benfica, dove comunicava ai suoi compagni l’addio alla società, e molto probabilmente al calcio giocato.

Scoperto da Roberto Mancini che lo volle all’Inter nel 2005, dopo una brevissima tappa a Verona in quel del Chievo ha scalato immediatamente prima le gerarchie di Appiano Gentile e poi dell’Europa, diventando uno dei migliori portieri al mondo. Negli ultimi anni la sua carriera ha seguito purtroppo una parabola discendente, dalla retrocessione con il QPR all’esperienza a Toronto, per arrivare all’alba dei 35 anni a vestire la maglia del Benfica.

Ma ad un numero 1 (o 12) che in carriera ha vinto 34 trofei tra nazionale e club, cosa puoi mai dire?

Forse solo grazie, perché dove gli umani arrivavano con la fantasia, lui arrivava con i guantoni.

 

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