L’europeo delle favole

Ci speravo, ci credevo un sacco.

Passata la sbornia dell’Italia uscita ai rigori ero rimasto appeso al sogno Galles, arrivato in semifinale dopo averle suonate anche al Belgio. Sì, quel Belgio che parla con i piedi. Forse anche troppo vista com’è andata a finire. Il missile di Nainggolan ad illudere, i tre gol dei gallesi a chiudere la partita.

Ero rimasto abbagliato dal passaggio del girone, speravo che Bale potesse suonare la carica verso una finale tanto clamorosa quanto inaspettata. Il giocatore più pagato della storia del pallone fianco a fianco con un parametro zero, ancora in cerca di una squadra. Paradossi di una nazionale che per la prima volta arrivava così lontano, così in alto.

Il calcio però quest’anno di favole ne aveva avute abbastanza.

Leicester che si fa beffe di Manchester e Londra è già un ricordo lontano. Celebrato all’impossibile e incastonato nei murales sparsi per l’Inghilterra.

Non poteva esserci spazio per un altro lieto fine.

Lo sanno bene gli islandesi che ci avevano insegnato quanto insignificanti fossero i numeri. Come se ventitré giocatori partissero da una città come Bologna e osassero conquistare l’Europa. Impensabile. O quasi. Non è bastato nemmeno il più intenso dei geyser sound per spingere quegli undici pazzi vichinghi oltre il muro della Francia. Cinque pere nel sacco e si ritorna verso l’Islanda. Con le vele spiegate. Un lieto fine sfiorato.

Mercoledì sera i palloni finiti nella porta del Galles sono stati due. Dopo un primo tempo che aveva lasciato ben più di qualche semplice speranza. La difesa che regge ai fugaci assalti portoghesi, Bale che quando parte in velocità lascia di stucco difensori e platea. Il calcio però la pensava in modo diverso: ci vuole poco a spazzare via la speranza. Cristiano Ronaldo che vola in cielo, ferma per un attimo il tempo e non lascia scampo ad Hennessey. Qualcosa di più di un velo di amarezza si addensa davanti alla televisione quando Nani firma il raddoppio.

Ci spero ancora, c’è sempre spazio per rimontare anche ben più di due gol di scarto. Ma il dragone del Galles sembra trafitto a morte, da quel Portogallo che finora aveva vinto soltanto ai rigori. Non ci spero più quando arriva il recupero. E’ finita.

Un’altra favola senza lieto fine.

Un’altra squadra che dopo aver toccato il cielo con un dito torna sulla terra, senza fare rumore.

Quasi a dirci che sognare troppo fa male. Ed il calcio vive anche di lacrime.

Articolo di: Nicolò Premoli

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