Michael Jordan o “Il migliore di sempre”

Oggi Michael Jordan compie 53 anni. Di lui sappiamo tutto. Appassionati o meno, conosciamo bene la parabola di questo immenso personaggio, poiché per narrazione, gesta sportive e deferenza di colleghi e addetti ai lavori, il 23 è l’atleta più riconoscibile e riconosciuto del ventesimo secolo.

Oggi Michael Jordan compie 53 anni. Di lui sappiamo tutto. Appassionati o meno, conosciamo bene la parabola di questo immenso personaggio, poiché per narrazione (vedi la sterminata quantità di spot clamorosi, produzioni televisive e cinematografiche), gesta sportive e deferenza di colleghi e addetti ai lavori, il 23 è l’atleta più riconoscibile e riconosciuto del ventesimo secolo.

Non ripercorreremo dunque i tratti di una storia che altri saprebbero raccontare meglio e più nel dettaglio, bensì ci concentreremo su un aspetto legato a Air Michael, che coinvolge e forse ossessiona due figure del calcio di oggi: Messi e Ronaldo.

Michael Jordan ha qualcosa di cui pochissimi altri sportivi, nei rispettivi campi (specialmente nelle grandi discipline di squadra), possono vantarsi; è il più grande giocatore di basket di tutti i tempi. In quasi nessun altro caso un’espressione così netta è unanimemente accettata e condivisa come nel suo.

Persino Diego Armando Maradona, da molti considerato come figura più divina che tecnica, non gode della stessa trasversalità. C’è chi parla di Pelè e, in Europa, chi spende senza patemi il nome di Cruijff. Sempre più giovani poi, anche per ovvie ragioni anagrafiche, non faticano a introdurre nella disputa la Pulce argentina, che tanti record sta infrangendo.

Per Jordan no. Per MJ questo non accade. Magic, Bird, Kobe, Chamberlain, Russell, Kareem, Lebron hanno una storia personale e agonistica straordinaria. Sono visti come superuomini e idolatrati senza riserve in ogni parte del globo.

Ma non sono Michael Jordan. E qui nessuno ha paura di essere smentito. Che abbia 15 o 50 anni, può ammettere di avere un idolo che non sia il 23, salvo poi riconoscerne il primato. E il suo primato Mike lo tocca con mano giorno dopo giorno. lo tocca quando giovani giocatori che entrano nelle High School o nei College provano movimenti e scimmiottano lo stile che lui mostrava al mondo quasi 30 anni prima, già nella seconda metà degli anni 80. Il suo marchio frantuma i record di vendite del suo stesso storico sponsor tecnico (Nike), che lo produce.

In fondo, sul parquet come nella vita, ciò che distingue Michael Jordan da tutti gli altri è il tempo. Il suo stile (anche costruito dai “diavoli” del marketing, s’intende) parlava tutte le lingue del mondo, anche quando l’NBA era ancora solo “americana”. In campo, poi, faceva cose che tutti gli altri avrebbero provato a emulare (Kobe Bryant ne è l’esempio meglio riuscito) per anni e anni a seguire e, per certi versi, ancora non hanno smesso.

Per questo Michael Jordan è il più grande. Lo è stato in tutto (tecnica, preparazione atletica, brama di vincere, immagine, costruzione di ideali) e lo è stato in modo così innovativo da sopravvivere alla fine della sua attività agonistica. Altri grandi, invece, hanno peccato di arroganza all’apice della carriera, e sono finiti nel dimenticatoio quasi subito dopo la fine di quest’ultima.

MJ è stato più sincero con tutti. Non perché fosse buono e caro eh, anzi! Sincero lo è stato, e questo è il segreto, sempre con se stesso, fino al midollo e anche alle più estreme conseguenze. Ha mollato quando nessuno sano di mente lo avrebbe fatto, ed è tornato forzando corpo e mente ogni qualvolta sentiva la necessità di farlo.

Ha battuto gli avversari e, soprattutto, il tempo. Per questo Michael Jeffrey Jordan è, senza dubbi, il più grande di sempre.

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