Nasser lo “sculato”. Storia dell’ex tennista che saccheggia il calcio

In molti, almeno in Europa, penseranno che sia lui l’emiro, o quantomeno uno di famiglia. Ma la storia del presidente del PSG Nasser Al Khelaifi è un po’ diversa…

Il suo volto suggerisce ormai inequivocabilmente la follia del calciomercato internazionale. Il suo serafico sorriso sta manipolando nelle ultime ore una cifra non lontana dai 600 milioni di euro, per l’ingaggio di due soli giocatori.

Il primo, Neymar, è già arrivato a Parigi e potrà fare il proprio esordio in Ligue 1 domenica sera con il Guingamp. Il secondo, Kylian Mbappé, potrebbe raggiungerlo in queste ore per una cifra non lontana dai 222 milioni della clausola del brasiliano.

L’espressione composta e distesa di cui parliamo è quella di Nasser Al Khelaifi. Per molti tale tranquillità potrebbe non apparire così sorprendente. Se fossi uno sceicco arabo certamente anch’io non avrei paura di bruciare dei soldi, penseranno. Quello che i più non sanno è però che Nasser non è un emiro, e nemmeno fa parte di una di queste famiglie.

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Il “sovrano” della Qatar Investement Authority, e di conseguenza anche del PSG, è Tamim bin Hamad al-Thani. Massimo investitore nello sport in Qatar e, cosa più importante, emiro dell’emirato. Al-Thani, tra le altre cose, è un grande estimatore della nostra Capitale, e durante una visita nello scorso anno confessò di essere tifoso della Lazio. Immaginate la reazione dei tifosi biancocelesti, da anni in baruffa con Lotito.

Il fondo sovrano della famiglia di al-Thani vede tra i propri investimenti quote consistenti in gruppi come Barclays, Disney, Volkswagen, Siemens, Heathrow Airport, e persino molti complessi turistici in Costa Smeralda. Valore dell’intero patrimonio? Circa 600 miliardi di dollari. Notevole.

Ma torniamo al mite Nasser. Come detto, lui non fa in nessun modo parte della famiglia reale Qatariota. Come ha fatto dunque così giovane, oggi ha 43 anni, a diventare Presidente del PSG, amministratore delegato della ormai influentissima emittente sportiva BeIn Media, e Presidente dello stesso fondo (senza fondo) d’investimento del Qatar?

Semplice, perché giocava benino a tennis. Ah, tutto qui? Sì. E, appunto, non lo faceva nemmeno benissimo. La sua miglior posizione nel ranking mondiale è stata la numero 995 nel 2002. La sua breve carriera tennistica, non più di una cinquantina di partite, gli fruttò dunque solo qualche migliaio di dollari in premi.

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Non dimenticate però che siamo nel piccolo, ma decisamente eccentrico Qatar. Questi “successi” portarono Nasser alla ribalta delle cronache nazionali e, soprattutto, gli permisero d’incontrare un amico e compagno speciale.

Si sa che questi emiri non brillano certo per umiltà, e Tamim al-Thani non fa eccezione. All’inizio del millennio, appena ventenne e ancora solo erede al trono dell’emirato, fece parte della Nazionale di tennis del Qatar.

Una roba, immaginiamo, tecnicamente oscena. Ma in fondo oscena come la sua ricchezza. E agli occhi del giovane Tamim, Nasser Al Khelaifi, tennista complessivamente mediocre, era un eroe. Ora, se un tuo amico benestante ti considera come un modello sportivo, puoi al massimo “scavallare” il tavolo in discoteca. Se invece il tuo amico benestante è l’emiro del Qatar, diventi a un tratto un degli uomini più potenti del pianeta.

Morale della favola e consiglio per i più giovani e atletici: Se mai doveste avere in mente di mettervi in mostra su un campo da tennis, calcio, basket, cricket o briscola chiamata, fatelo in Qatar. Davvero non si sa mai.
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