Parlate di me, ma amo il calcio più di voi

Alla soglia dei 32 anni, Cristiano colpisce dritto in faccia i giovani “fenomeni” che si perdono, e i coetanei che vanno a svernare dove il calcio è poco più di un hobby.

In Italia spendiamo, anche giustamente, molte parole su Francesco Totti. A 40 anni il capitano giallorosso è ancora capace di portare il suo talento in campo; dire però che possa reggere il confronto con i migliori al mondo è pura utopia. Qui anche il sentimento del più accanito tifoso deve per forza dar spazio alla ragione.

C’è poi Ibra. Un 35enne incazzosissimo, capace ancora di mettere in riga il ricchissimo spogliatoio del Manchester United con uno sguardo. Ogni anno parla di ritiro, dice di non voler invecchiare in campo e di pensare solo al presente. Puntualmente al momento di decidere, allontana con un calcio volante dei suoi sia il pensionamento (smettere di giocare), sia il prepensionamento (Stati Uniti o Cina).

Nessuno però è davvero come Cristiano. Nessuno ama il gioco come lui; questo è il suo vero segreto. In quanti hanno provato a sancirne il declassamento da “migliore al mondo” a “top player” quando, dopo il rientro dall’infortunio patito nella finale dell’Europeo, ha faticato un po’ a ingranare.

In quanti, da anni, provano a ridimensionarne la figura appigliandosi alla sua immagine, ai suoi vezzi. Certo, è innegabile: Cristiano Ronaldo è vanesio e ama tantissimo se stesso e mostrarsi. Non sempre, soprattutto i Bomber più ruspanti, tutti apprezzano questo lato della sua personalità e anch’io, in tutta sincerità, lo trovo il più delle volte esagerato.

Sul calcio però nessuno parli. Si parli del rendimento o dell’amore stesso per la disciplina del gioco, nessuno sa come competere. Lavora troppo su quella testa e su quel tanto discusso corpo per cedere il passo a chi, nella maggiornaza dei casi, ha fame solo prima di arrivare in cima, o nemmeno riesce a farlo pur al netto di un talento cristallino.

Cristiano Ronaldo chiude la storia dei derby al Calderon con una dichiarazione, più che una grande prestazione. Tre schiaffi di talento, fortuna, malizia e forza. Tutti fattori che, a differenza di quanto credono molti colleghi e tifosi, si coltivano e conservano tutte quante con il lavoro e, per l’appunto, l’amore.

Poi la faccia da schiaffi rimane quella, e l’addominale, dopo un gol o a fine partita, deve per forza finire in copertina. Quando i riflettori si spengono, però, emerge l’amore. L’amore è più forte della passione o dell’ossessione, che via via si spengono o ti bruciano. Con la passione puoi essere Benzema (con tutto il rispetto per un grande campione), ma non Ronaldo.

Per Ronaldo, non essere il migliore è un tarlo che ti mangia dal di dentro, e non ti abbandona finché non lo estirpi. Appena sotto al titolo, potete vedere il video pubblicato dalla Federazione Portoghese su Facebook, che immortala lo spogliatoio lusitano appena dopo la premiazione a Saint-Denis. Cristiano è nudo (ancora una volta anche fuor di metafora) di fronte a un allenatore, uno staff e dei compagni che potrebbe oscurare con un solo gesto. Lui li celebra, si commuove e ribadisce più volte la propria gioia. La gioia per aver levato un altro tarlo che lo mangiava dal di dentro.

Quanti tarli avrà ancora Cristiano? E quanto amore per il gioco? Tanti e tanto, a guardarlo da ormai quasi 15 anni giorno dopo giorno.

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