Perché odiamo tanto l’Europa League

Oggi parleremo di uno dei virus più pericolosi per il nostro Paese: L’Europa League.

Vedendo l’ardore con cui lottano in campionato le squadre impegnate a non andarci, e le figure barbine che fanno regolarmente le nostre compagini che vi partecipano, possiamo concludere che l’Europa League sia desiderata e amata dai Club italiani quanto un’emorroide delle dimensioni del suddetto trofeo.

Ma cosa ci spinge a odiarla così tanto? E pensare che negli anni 90 la cara vecchia Coppa Uefa era un vero e proprio affare di famiglia. Dopo il Napoli, che vinse l’ultima edizione del decennio precedente, se l’aggiudicarono per due volte Juve e Parma, e per tre l’Inter. E addirittura per quattro volte la finale è stata un affare tutto italiano.

Cos’è successo poi? Anche dopo il “restyiling” del 2009, che ha portato alla moderna e patinata Europa League, cosa non funziona? Cerchiamo di capirlo insieme:

La formula

Il nuovo millennio ha interrotto il dominio italiano non a caso. Dal 2000, con l’abolizione della Coppa delle Coppe, la già lunga e spesso poco avvincente (fino al 98 giocata addirittura con finale in doppia gara) Coppa Uefa diventa ancora meno appetibile. Allo stesso tempo, infatti, la Champions League si allarga permettendo di fatto alle prime 4 squadre dei principali campionati, di poter ambire al titolo europeo per eccellenza. La competizione s’impoverisce sempre più.

Comincia anche la campagna di allargamento alle società dei campionati meno importanti, riducendo di fatto la competizione a un discount del calcio continentale. Oggi, se sei il più sfigato, ti fai dei preliminari “cagosi” a luglio in Moldavia, solo per entrare in un tabellone da 48 squadre, con una prima fase in 12 gironi da 5, per poi sorbirti a metà anche il rientro degli “sfigati” buttati fuori dalla Champions. Due palle solo a pensarci.

La spocchia

Conti alla mano, i nostri Club avrebbero tutte le carte in regola per arrivare in fondo ogni anno. Inter, Roma e Fiorentina, pensando agli organici, potevano quest’anno comodamente competere fino alla fine. Invece hanno altrettanto comodamente deciso di lasciar perdere. L’Inter è arrivata ultima perdendo due volte con una Birra. Fiorentina e Roma hanno mostrato un’attenzione difensiva degna del miglior Zeman, prendendo vagonate di gol in cinque minuti dal Borussia M’gladbach e dal Lione.

Perché? Semplicemente perché da noi, in televisione, nei bar, sui giornali, e ovunque, queste nostre squadre hanno in testa la Champions League. Sono a venti punti dal terzo posto? Champions League. Sono già praticamente in Champions League (almeno al preliminare)? Quanti soldi l’accesso diretto alla Champions League!

Alle volte sono strategie, molto più spesso è spocchia. Ah! Chi vince l’Europa League va in Champions. Ma tanto è uguale.

La nuova “moda”

Un tempo non troppo lontano, in Serie A si lottava per finire in Europa League salvo poi, nell’anno successivo, uscire subito perché se no non potevi lottare in campionato per un posto in Europa League (vedi il preliminare Samp-Vojvodina 0-4 del 2015).

Oggi, invece, siamo in presenza dell’Up Grade. Quest’anno è nata la “Faccio apposta a perdere in campionato perché poi l’anno prossimo ci sono ancora quattro posti per la Champions e son più fresco”-Mode. Fiorentina, Inter e Milan si stanno lanciando una splendida volata per stabilire chi potrà non doversi beccare un bel preliminare in “Culandia” nella prossima estate.

Intanto, nelle ultime partite, in zona retrocessione si viaggia a 2 punti di media a partita. Miracoli della modernità.

Ci sarebbero poi anche i tifosi che guardano le partite. Qualcuno, i più temerari a dire il vero, si spara persino quelle di Europa League.

Pensiamo poi a come la vedono gli altri, in Premier per esempio. Nel 2013 il Chelsea campione d’Europa in carica, uscito nel girone di Champions, ha finito per vincere l’Europa League, detenendo per qualche giorno entrambi i titoli. Quest’anno lo United, impegnato nell’aspra corsa per il quarto posto in Premier, è arrivato in semifinale senza apparentemente perdere smalto. Sembra piuttosto aver trovato ritmo e risultati proprio nel momento clou della stagione.

Forse bisognerebbe semplicemente farsi meno seghe mentali, e giocare solo a pallone.

GUARDA ANCHE:

KEVIN THE ILLUSIONIST

UN GENIO DEL MARKETING DI NOME CUADRADO

JOHAN CRUJIFF ARENA… L’UNICO NOME POSSIBILE

 

 

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy