Pierre-Emerick Aubameyang. Storia del Neymar africano

Ecco la storia davvero “bomberesca” di P. E. Aubameyang. Doveva essere l’ultimo di una stirpe di buchi nell’acqua ed è diventato il Neymar africano.

Una storia davvero “bomberesca” quella di Pierre Aubameyang, gemma nascosta in una famiglia di calciatori d’insuccesso. Leggenda vuole che il padre, anch’egli giocatore, avesse potuto intercedere su finire degli anni 90, a causa di un disguido, con Ariedo Braida, uomo mercato del Milan da sempre attento al panorama francese e africano.

In quel breve e fortuito colloquio Aubameyang Senior convinse, con il proprio entusiasmo, il dirigente rossonero di aver dato alla luce i più straordinari talenti africani di sempre. Fosse per gioco o per reale interesse, Braida decise di prosegure i contatti con questo pittoresco personaggio.

Negli anni ne scaturì una storia più da libro Cuore che da almanacco del calcio. Tutti e tre i figli della famiglia Aubameyang giocarono nelle giovanili rossonere ed ebbero la possibilità di aggregarsi alla prima squadra. Tutti disputarono almeno una presenza ufficiale. Tutti tranne Pierre.

Quando Pierre arriva in Primavera, nonostante sia già visibilmente più dotato dei fratelli Catilina e Willy, il suo destino sembra purtroppo già segnato. In quella stagione (2007/2008) irrompe il “fenomeno” Pato, che affiancherà Ronaldo, Inzaghi, Kakà e Gilardino per formare un reparto più che competitivo.

Pierre è bravo, ma con questi non può competere. Per di più, a questo punto, la parabola della famiglia Aubameyang al Milan ha assunto toni sentimentali più che tecnici. Tutti e tre i fratelli hanno gravitato attorno al Club in un fantastico momento della sua storia e a Milanello il rapporto con loro, legati strettamente al settore giovanile, è quasi famigliare.

Nessuno, dunque, crede che Pierre-Emerick, il più giovane e dotato degli Aubameyang, possa mai diventare un grande calciatore. Non ci credono nemmeno i primi Club francesi a cui il Milan presta il ragazzo per farlo giocare con regolarità. Digione, Lille e Monaco lo rispediscono al mittente senza troppe questioni. Il Saint Etienne, dopo un primo periodo in chiaroscuro, decide invece di puntare su di lui riscattandolo per pochi spiccioli.

A quel punto e magicamente, siamo nel 2012, il giovane gabonese sboccia. Velocità, istinto, tecnica e gol. Dopo due anni ad altissimo livello in Ligue 1 si presenta alla sua porta il Borussia Dortmund. Finalmente un Aubameyang può diventare un vero e grande calciatore, per la gioia di Pierre Senior, quel padre contagiosamente esuberante e sempre entusiasta dei propri figli.

L’ambientamento in Germania è più veloce del previsto. Alla prima di campionato è subito tripletta. La fisiologica flessione che distingue il primo anno di Bundesliga non frena l’ormai lanciatissimo Pierre, che conferma nella passata stagione un ottimo rendimento con 39 gol in 49 partite

Quest’anno? 21 gol in 21 partite in Bundes e 7 in 7 partite in Champions. La media è facile, no?

E non ci sono solo i gol. Pierre è esuberante, esotico, riconoscibile, trascinante. Insomma, una vera e propria star. Per lo stile, in campo come fuori, può essere accostato a Neymar. Le esultanze “mascherate” di Pierre lo portano persino a un livello di “tamarraggine” superiore…e non è facile.

Il parallelo, a pensarci bene, è per certi versi curioso. Neymar, il talento riconosciuto tale fin da quando era bambino, e Aubameyang, l’ultimo esponente di una famiglia alla quale il calcio non ha mai dato credibilità. Invece è proprio così. Pierre Senior aveva ragione; il suo ultimogenito è tra i più grandi talenti africani…e non solo.

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