Quando il sedicenne Wayne scioccò il mondo…

Wayne Rooney torna all’Everton. Il Club del suo cuore per il quale sedicenne, il 19 ottobre del 2002, realizzò un gesto “barbaro” mostrandosi al mondo.

Si conclude dopo 13 stagioni, 270 gol e tanti trofei la storia di Wayne Rooney con il Manchester United. Un’altra bandiera viene ammainata nel tentativo di rifondare la squadra con nuovi talenti. Più che di bandiera, per essere precisi, è giusto parlare di “giocatore simbolo”, perché il cuore di Wazza ha sempre battuto per un altro Club.

Il suo Club, quello della sponda blu del fiume Mersey. Da vero scouser, definizione che identifica chi si esprime con l’accento tipico della zona di Liverpool, Rooney ha sempre avuto l’Everton nel cuore. Ha smesso presto d’indossarne la maglia (6 anni di giovanili, e solo 2 da professionista), ma non ha davvero saputo levarselo da quel volto duro e popolare, da quelle gambe mostruose, e da quel collo taurino.

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Rooney è stata la perfetta incarnazione dell’incontro tra il talento più puro dei predestinati, e la fame di rivalsa della classe operaia del Nord dell’Inghilterra. Un giocatore a tratti unico, e per parecchie stagioni dominante.

Oggi, al momento di lasciare lo United e decidere il proprio futuro, Wayne non ci ha pensato due volte. Il suo modo di essere davvero non si sposa con il “curioso” campionato cinese. Meglio tornare a Goodison Park, e riprendere da dove aveva lasciato quando nel 2004 scelse i Red devils per inseguire i propri sogni di gloria.

E c’è un giorno preciso nel quale il mondo si accorse che Rooney i suoi sogni non avrebbe potuto che realizzarli. Il 19 ottobre del 2002 il sedicenne Wayne gioca il primo big match contro il grande Arsenal di Henry e compagni. Pochi giorni prima aveva realizzato il suo primo gol in carriera nel match vinto 3 a 0 con il Wrexham, e non vuole di certo fermarsi lì.

Con una prestazione pugnace l’Everton costringe i gunners, imbattuti da 30 partite, all’1 a 1 fino agli ultimi minuti di gara. Poi, all’improvviso, Rooney decide di vincere la partita, diventare il più giovane marcatore nella storia della Premier, e irrompere come un treno nel panorama del calcio mondiale.

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Gravesen sparacchia un pallone sulla trequarti in direzione del giovane talento. Wayne aggancia il pallone con un controllo al velluto e, in un solo movimento, si gira, tocca in avanti la sfera e da 25 metri la scarica di prepotenza alle spalle di un’inerme Seaman. Una perfetta sintesi tra classe e potenza, tra eleganza e arroganza fisica.

Un lampo (non più di 4 secondi tra lo stop e il tiro), e tutto il mondo scopre il suo nome. Il telecronista inglese, ammaliato, esclama: “Ricordate il nome, Wayne Rooney!” Aveva ragione.

C’è chi da quel momento in poi lo chiamerà proprio Wazza, paragonandolo a Gascoigne, e chi perfino Roonaldo. Per tutti sarà semplicemente uno dei centravanti più dominanti di questi ultimi anni di calcio.

No Wayne! Non potevi proprio svernare nella Chinese Super League. Meglio tornare a casa.

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