Recoba saluta il calcio. Omaggio al Chino

El Chino saluta il calcio nella sua Montevideo. La casa de Nacional gli regala un omaggio da brividi. Qualcuno non lo ha capito, ma in tantissimi lo hanno amato incondizionatamente.

La suggestiva e più consona cornice è quella del Parque Central de Montevideo, casa del Nacional de Montevideo. Qui ieri, Alvaro “El Chino” Recoba, a 40 anni appena compiuti, ha salutato il calcio. Con la grande squadra uruguaiana Recoba ha terminato la sua carriera e, nel biennio 1996/97, ha mostrato il suo talento all’Europa.

Europa che ha risposto nella persona di Massimo Moratti che per lui ha nutrito una vera e propria ossessione calcistica. Tanto che, dal 2001 al 2003, ne ha fatto il calciatore più pagato al mondo. El Chino, in effetti, è stato un giocatore di sentimento.

L’imprinting con Moratti arrivò sicuramente al suo esordio contro il Brescia quando, in coppia con Ronaldo, batté le rondinelle con due gol tipici del suo repertorio. Vale a dire quei sinistri telecomandati e imprendibili che ne hanno distinto il talento e la carriera.

Complessivamente sarà meno amato dagli allenatori. Nessuno è riuscito a sfruttarne a pieno le doti. Nessuno soprattutto è riuscito a trovare per lui una giusta collocazione tattica. Storica è diventata la conferenza di Hector Cuper del: “Yo creo que no”, nella quale il tecnico argentino elucubrava senza successo sul destino del fantasioso Recoba nel suo pragmatico 4-4-2.

Di colpi a effetto, il Chino, non ha però mai lasciato senza i suoi estimatori. In patria poi, l’amore è stato viscerale. L’Uruguay, per lui, è stato un popolo di Moratti. Intere generazioni che ne hanno amato incondizionatamente il genio allontanando ogni tipo di questione e dubbio.

L’amore di Montevideo è tracimato nel giorno del suo addio al calcio. Da quell’Inter, per la partita di commiato, sono venuti a omaggiarlo capitan Zanetti, Zamorano e Toldo. Tra i grandi presenti anche alcuni calciatori di culto del Sudamerica come D’alessandro, Valderrama e Riquelme.

Con il cuore, certamente, sono stati presenti milioni di appassionati da tutto il mondo e dall’Italia, in particolare. Recoba è stato tra gli ultimi dei romantici. Un certo tipo di calcio, senza il suo mancino e la sua visione del mondo, non si vedrà più.

 

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