Rogerio Ceni. La bandiera definitiva

Portiere, sovrappeso, stempiato, con un nome evocativo se pronunciato da un italiano, che appena può parte in attacco e batte le punizioni. Chi è? La logica vorrebbe fosse l’estremo difensore “non tutto dritto”, di una seconda categoria di tremenda Provincia. La realtà, ancora una volta capace di contraddirci, vuole che si parli di uno dei calciatori, numeri alla mano, più leggendari di sempre.

La sua vita sportiva sembra un romanzo dei primi del Novecento. La sua prima società non sarà il San Paolo, con il quale trascorrerà tutta la carriera professionistica, ma tale Sinop: Società polisportiva della regione del Mato Grosso. Considerando, appunto, che questa storia ha più i tratti del romanzo che della cronaca, la sua carriera Rogerio la comincia giocando a pallavolo. Questo non può che farmi venire alla mente quel Bomber di Luca Bucci che, al termine dell’attività agonistica, ha cominciato a giocare a Volley. E mi fa venire alla mente di quella volta che lo vidi a Milano Marittima con una Fornasari (auto artigianale costruita su misura) ignorantissima. Ma questa, beh. Questa è un’altra storia.

Quella di Rogerio Ceni prende corpo effettivamente al Morumbì, stadio del San Paolo, e non incontra pause fino a ieri. Una storia piena di vittorie, campioni, reti, record e, tanto perché se no pareva brutto, un Mondiale. Di anni, oggi, ne ha 42. Al San Paolo ne ha passati 23, raggiungendo la cifra record di 1191 partite con lo stesso Club.

Il record che però ci interessa, poiché capace di donarci aspetti di Bomberismo propri del Sudamerica, è ovviamente quello delle reti segnati da un estremo difensore. Se per anni abbiamo definito Rampulla un “goleador” per una rete segnata in Serie A ai tempi della Cremonese, non saprei come ben definire Rogerio in questo senso.

Di gol il brasiliano ne ha fatti 129. Ovviamente battendo il primato di quell’altro matto di Chilavert. Qual è il problema? Certo, come ben sappiamo Ceni calciava i rigori. Ben 60 però li ha fatti su punizione. Sempre per restare sugli stretti numeri, nell’ignorantissimo 2004 ne ha presi 100 e segnati 21. In due dati tutta l’incredibile parabola di un giocatore davvero unico.

Una leggenda che, manco a dirlo, ha vinto tutto e più volte in Sudamerica. Venerdì prossimo sarà salutato dal popolo Tricolor con una partita d’addio nella quale, verosimilmente, andrà a segno. L’espressione “un giocatore così non si vedrà più” è spesso parecchio inflazionata. Nel suo caso, probabilmente, più azzeccata che mai.

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