Sono il signor Cassano, risolvo contratti

Totò è uno specialista della risoluzione contrattuale. Nessuno come lui sa arrivare ai ferri corti con allenatori e presidenti, per poi salutare. Real Pro!

Il giovane Antonio deve essere rimasto scottato da quel primo, lunghissimo (portato quasi fino al termine, pensate) contratto giallorosso. Quattro anni e mezzo nella stessa squadra, quasi tutti passati agli ordini (non che lo abbia mai ascoltato troppo) dello stesso allenatore. Quel Fabio Capello poi magistralmente imitato nella breve ma “grassa” esperienza di Madrid.

Tante ca…ssanate, intendiamoci, sono arrivate anche (se non soprattutto) negli anni romani, ma tra alti e bassi, castighi e perdoni, capelli inguardabili, corna e bandierine rotte, siamo più o meni arrivati in fondo.

Da quel momento invece, a cominciare proprio dalla parentesi spagnola, Totò si specializzerà nella gloriosa arte del “presentati bene-litiga-finisci fuori rosa-esci dal contratto”. Una sorta di mantra buddhista da ripetere ossessivamente.

Oddio, escludiamo il “presentati bene” dall’avventura galactica. Fortunatamente, la presenza al suo fianco della “bombastica” Rosaria Cannavò, tolse un po’ l’attenzione, all’arrivo di Cassano dall’Aeroporto di Barajas, da quella specie di cinghiale muschiato che il barese aveva appena ucciso e conciato, tipo The Revenant, per combattere il rigido inverno Madrileno. Il resto della storia, però, fu precisamente come da mantra.

Da allora in poi, solo grandi presentazioni e proclami. Dall’amore litigato con la Samp e il “padre” Garrone, al “se sbaglio son da manicomio” recitato di fronte a Galliani, passando per la “sua” Inter dell’amico Strama, fino all’approdo in gialloblu, alla corte del “fuggitivo” (sicuramente non di corsa) Ghirardi.

Dopo qualche tempo da questi titoloni, regolarmente, nascevano incomprensioni o vere e proprie telenovele messicane, che portavano Totò a trovarsi nella stessa condizione. O a fare interviste esclusive con Pardo da casa sua, o a farsi inseguire da Staffelli con il Tapiro. I cancelli del campo di allenamento, invece, dicevano sempre lo stesso: Io non posso entrare.

Poi le dichiarazioni, le petizioni popolari (Cassano deve giocare) e le pubbliche accuse alle società; nel caso di Parma più che giustificate. Come finisce la favola? Sempre uguale. Un giorno, dopo un po’ di silenzio, arriva la notizia della risoluzione consensuale del contratto. E anche il Sampdoria-Bis non ha fatto eccezione.

Ricordate il Signor Wolf di Pulp Fiction? Quello che si presentava serafico dicendo: “Sono il signor Wolf, risolvo problemi”, e con estrema calma e metodo ripuliva la scena del crimine?

Ecco, Antonio fa lo stesso nei rapporti con i Club di calcio. State pur tranquilli che, pur sembrando ogni volta diversa, la storie si risolve sempre alla stessa maniera; la sua.

“Sono Mr. Cassano, risolvo contratti”.

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