Sopra la panca il Gotze mangia…

Giocasse a Napoli o Bologna, probabilmente ora supererebbe la tripla cifra. A Monaco non si mangerà come da noi, ma Gotze non sembra soffrirne. La sua faccia, negli anni, è lievitata come lo stipendio.

Ci risiamo. Mario Gotze è solo l’ultimo caso del “quasi non ti riconoscevo” che colpisce tanti di noi al rientro a casa dopo una lunga permanenza fuorisede. C’è chi invecchia, chi cambia stile e chi si gonfia come Alongi a Un giorno in pretura.

Dell’ultima parrocchia è il buon Mariolino Gotze, il cui nome “italianeggiante” tradisce l’amore per la tavola. A Dortmund lo ricordavano come allampanato ragazzetto cantante di Boy band. Lo riaccolgono oggi, dopo averlo tanto sacramentato per il suo passaggio al Bayern, autotrasportatore ungherese dalla forchetta pesante.

Si sa che anche nella parabola del figliol prodigo, il figlio pentito veniva riaccolto a casa dopo aver scialacquato in vizi tutto il suo denaro. Ecco, Gotze deve aver smarrito la retta via in un agriturismo.

Nel mezzo, tra l’altro, si è casualmente trovato a segnare un gol decisivo per vincere il Mondiale. Proprio lì Mario, già colpito da un certo languore persistente, deve aver pensato: “Son troppo forte! Faccio come Gundogan. Tanto poi smetto quando voglio!”.

E invece al Bayern si è distinto solo sulle panchine. Su quelle morbide e accessoriate dell’Allianz Arena per dormire e digerire, e su quelle calde di sentimento dell’Oktober Fest per costruirsi questo fisico da lanciatore di cori nelle sagre.

In conclusione, comunque, facciamo il nostro più sincero in bocca al lupo a un grande talento che ha ancora tutto il tempo per tornare quello di pochi anni fa. Se anche Ancelotti ti scarta perché sovrappeso, due domande  fattele. Occhio però Mario che al Borussia si corre anche per pisciare, eh!

Ma Mariolino non aver paura di ordinare il fritto col calzone, non è mica dai grassi saturi che si giudica un giocatore…

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