Storie dell’altro Mondiale

I Mondiali, come diceva Buffa, hanno scandito i tempi della nostra vita. Cosa possiamo dire invece del Mondiale per Club? Una decina d’anni dopo la sua introduzione non sappiamo ancora bene come pensarla.

La disputa per lo scettro di Campione del Mondo per i Club, vive di tre diverse epoche: Si parte con le royal rumble vissute dal 1960 al 1980 quando, con la formula che prevedeva andata e ritorno, le trasferte in Sudamerica erano sicure come un bombolone in casa Galeazzi.

Con gli anni 80 arrivò invece la suggestiva kermesse giapponese. Visto che le ultime edizioni con la vecchia formula non si erano disputate a causa del sincero amore tra le federazioni che dovevano organizzare la doppia sfida, fu deciso di giocarsi la posta in partita unica e in campo neutro. Il campo più neutro per far giocare europei e sudamericani? Il Giappone appunto.

Con i crescenti impegni del calcio moderno, la trasferta nipponica vedeva spesso i giocatori letteralmente addormentarsi in campo a causa del fuso, quasi impossibile da smaltire a pieno. Avete presente Montolivo alla massima velocità? Ecco, così!

Questo fino al 2004. Dall’anno successivo il genio malefico di Blatter partorisce una formula diabolica. La Fifa si prende il controllo della manifestazione e dà spazio alle sue più ispirate follie organizzative. La prima edizione è vinta dal San Paolo ai danni del Liverpool. La novità? La competizione è impreziosita dalla presenza dei Campioni delle altre Confederazioni. Così il Saprissa, il Sidney, l’Al-Ahly e l’Al-Ittihad rendono quella che prima era una singola avvincente partita, una settimana densa di quasi nulla.

Infatti, tutte le edizioni fino a oggi (quest’ultima compresa) si sono concluse con la finale tra europea e sudamericana. Anzi! c’è una sola eccezione. Proprio oggi, cinque anni fa, il Mazembe (squadra del Congo) affrontava l’Inter ad Abu Dhabi nella finalissima.

Tre personaggi che hanno segnato questa giovane competizione? O meglio, che hanno segnato le gloriosissime fasi preliminari?

Il primo è il portiere dello stesso Mazembe, Muteba Kidiaba. La sua esultanza col culo a terra dopo i gol era ignorante e inquietante al tempo stesso.

Il secondo personaggio è il giappo-brasiliano difensore degli Urawa Red Diamonds, Tulio Tanaka. Solo un gol di Seedorf nel 2007 pose fine alle avventure dei Diamanti giapponesi. Tra questi Tulio era di certo il più impresentabile, almeno nel look.

L’ultimo è Alexandre Pato. Un papero ancora abbondantemente minorenne segnava con l’Al Ahli prima di battere in finale con l’Internacional di Porto Alegre il Barcellona di Ronaldinho. Di quella partita con gli arabi anche il famigerato e “utilissimo” palleggio con la spalla che, nell’estate successiva, sfinì milioni di tifosi italiani nei miliardi di servizi di mercato che parlavano del potenziale futuro di Pato in Italia.

Che favola il Mondiale per Club. Ci han segnato pure Pandev e Biabiany…Iniesta invece s’è fatto la cresta!

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