Van der Sar e la rivincita dei “vecchi”

Arriva un momento della carriera in cui la carta di identità inizia a farsi sentire. Non lo fa per tutti nella stessa maniera, non lo fa in un istante ben definito. Succede e basta. Succede a tutti. Come a Van der Sar…

Arriva un momento della carriera in cui la carta di identità inizia a farsi sentire. Non lo fa per tutti nella stessa maniera, non lo fa in un istante ben definito. Succede e basta. Succede a tutti.

Van der sar in panchina ha passato ben poco tempo. Discusso alla Juve, osannato allo United, il numero uno olandese è uno di quei portieri che hanno segnato la storia del calcio a cavallo tra secondo e terzo millennio. Cresciuto in quell’Ajax xhe da sempre dissemina tutta Europa di talenti. Record di presenze in nazionale e di imbattibilità in Premier. 1131 minuti senza subire gol con la maglia del Manchester. Numeri da pelle d’oca. Il tempo però non fa sconti, non guarda a carriere e numeri e, prima o poi, esige il suo tributo. E’ il 2011, tre agosto. Edwin fa il suo ingresso all’Amsterdam ArenA per una partita speciale, un incontro tra l’Ajax ed un team composto da Van der sar, Rooney e Gary Neville tanto per citare due interpreti di spessore. Non una partita qualasiasi ma il suo ultimo incontro ufficiale all’età di quasi 41 anni.

Per Edwin era ora di appendere i guantoni al chiodo, di chiudere con il calcio giocato e diventare dirigente proprio in quella squadra che l’aveva lanciato sul palcoscenico europeo più di dieci anni prima. Dai pali alla direzione marketing dei Lancieri dopo un viaggio tra Mondiali e campionati spesi a difendere quei sette metri e trentadue per due e quarantaquattro centimetri.

Sono passati ormai cinque anni da quell’addio ma Van der Sar non è un portiere qualunque, non lo è mai stato. Nel bene e nel male. Arriva un momento in cui nonostante la carta di identità ci si ricorda del passato. E non si può che riviverlo. Il Noordwijk milita in un campionato dilettantistico olandese ed il portiere titolare della squadra, Mustafa Marezine, si fa male proprio alla vigilia dell’importante sfida contro gli Jordan Boys. Il problema? Manca un portiere di riserva all’altezza tanto che il dirigente della squadra Pieter Vink chiede proprio a Van der Sar di prendere il posto del titolare. Il Noordwijk esercita un richiamo non da poco per il portiere olandese che proprio con quella maglia aveva compiuto i primi tuffi sul campo di gioco. Torna in campo, rimette i guantoni e si toglie pure lo sfizio di parare un rigore. Dopo cinque anni di inattività, da Wembley ai dilettanti. Ma senza dimenticare la sua missione. Quella di difendere una porta, due pali. Con buona pace degli anni che passano: perché i “vecchi” sono sempre pronti, devono sempre esserlo. Lo sa bene anche un certo Christian Abbiati, subentrato al giovanissimo Donnarumma. Dopo mesi di panchina, guardando un giovane prendersi il futuro.

Articolo di: Nicolò Premoli

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