Verrattì. La giovane volpe che “moccica” l’Europa

Lui sì che è cresciuto, e potrebbe già essere l’erede di quel Xavi troppo presto dimenticato dal grande calcio europeo. Mesdames et Messieurs, Verrattì!

Marco Verratti è riuscito laddove i suoi connazionali e coetanei hanno fallito. Lui, a differenza degli altri, è diventato un vero top player. Un calciatore di quelli che, con la sola presenza, sanno dare una dimensione differente alla squadra.

Nella sfilata di campioni di ieri sera al Parco dei Principi, Verrattì (quasi fosse un pittore impressionista) li ha tenuti tutti in pugno, come un direttore d’orchestra scaltro e rispettato. Ha fatto a “botte” con Busquets, dato un giro sul ritmo a uno come Iniesta, sostenuto il prestante Rabiot, e innescato le frecce Di Maria, Cavani e Draxler con lucidità e facilità disarmanti.

E guardandolo in quelle magiche giocate ti accorgi di una cosa. Marco è diventato un top player, perché quel che lo distingue non sta nei suoi 165 cm e 60 chili scarsi, né nel suo educatissimo piede destro. L’arma vincente del pescarese risiede in ciò che sta tra le due orecchie. Quel cervello dentro al testone, che lancia raffiche continue e illuminate di pensiero calcistico.

Il controllo della palla per temporeggiare e trovare sempre lo spazio per un filtrante, quale che sia la posizione di campo, è bello quanto la rovesciata di un centravanti. Quella capacità di far uscire il passaggio sempre pulito dai piedi, anche con un intervento in scivolata, trasmette la fluidità e il piacere estetico che fanno davvero rimanere imbambolati di fronte a una partita di calcio.

La sua caratura ormai non è più in discussione. Verratti è il faro di uno dei Club più ricchi e competitivi d’Europa. Può sbagliare ovviamente (vedi quello stranissimo retropassaggio di testa esibito qualche settimana fa in Ligue 1), ma lo fa pur sempre da leader riconosciuto sul piano tecnico e della personalità.

Marco è diventato uno di quei calciatori che non possono e non devono essere più giudicati dalle statistiche. Il suo peso sull’economia di una partita non è tanto calcolabile, quanto straordinariamente percepibile; così come la sua assenza.

Più che a Pirlo, regista a ogni modo atipico, osservandolo non si può che fare riferimento a Xavi. Adesso sì che il paragone risulta più che mai credibile. Del resto lo stesso centrocampista spagnolo parlava di lui così un paio d’anni fa:

 “Il suo stile di gioco ricorda il mio. È molto bravo sia nei passaggi corti che in quelli lunghi, serve ottimi assist ed è difficile togliergli il pallone. È uno dei migliori centrocampisti del mondo.”

Non c’è da stupirsi se mezza Europa lo cerchi. Anche Juventus e Inter cercheranno di fare follie in estate per convincerlo a rientrare in patria. Non sarà facile però, perché Marco, folletto con l’espressione e l’acume di una volpe, è in grado potenzialmente d’indirizzare da solo il reparto nevralgico di ogni Big europea. E questo vale parecchio, in tutti i termini.

Ecco la differenza tra un grande talento e un top player. Il primo deve dimostrare di meritarsi la fiducia di un ambiente. Il secondo la fiducia la ripone per decidere di non cambiare aria.

Un bel vantaggio eh? D’altronde, in Italia e in Europa non ci sono altri Marco Verratti.

 

 

 

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