Vita di Joann, quella carezza della sera

Compie 31 anni Joann Gourcuff. Uno dei più eclatanti casi di “talento perduto” dell’ultimo decennio di calcio internazionale. Restano una bella storia e grandi lampi.

“Dentro ciascuno di noi c’è un solo vero autentico swing, una cosa con cui siamo nati, una cosa che è nostra e nostra soltanto, una cosa che non ti può essere insegnata e non si impara, una cosa che va ricordata sempre e col tempo il mondo può rubarci quel nostro swing che può finire sepolto dentro di noi sotto a tutti i nostri avrei voluto e potuto e dovuto… c’è perfino chi si dimentica com’era il suo swing.”

Queste parole sono tratte dal bellissimo film di Robert Redford La leggenda di Bagger Vance. Una metafora tra vita e sport (in questo caso il golf) che fa meditare su quanto sia facile perdersi, e finire schiacciati sotto il peso del mondo e del nostro passato, dimenticando il dono che abbiamo ricevuto. La vita stessa, e (anche nello sport) il nostro unico e personale talento.

Queste belle parole descrivono anche, come meglio non è possibile, la vita sportiva di Yoann Gourcuff. Il suo swing, il suo modo di stare in campo e di toccare la palla, non hanno mai lasciato dubbi. Quelle carezze al pallone erano da predestinato. Da uno che quello doveva fare, per far felice chi lo guardasse. Anche se l’espressione era sempre cupa, inintelligibile. Il suo sguardo poi di ghiaccio, e la sua presenza quasi eterea. Proprio come Zizou.

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In gioventù era impossibile non paragonare Gourcuff a Zidane. Lo stesso modo di pettinare la palla, frustarla, e farla scomparire da sotto gli occhi degli avversari. Il giovane Zinedine, e il giovane Yoann erano davvero simili. Lo swing della chierica più famosa dello sport (insieme ora a quella di Manu Ginobili) aveva gli stessi tratti, lo stesso ritmo di quello del ragazzo di Ploemeur. Che quando era ragazzino preferì il calcio al tennis per il quale, a detta di molti, era egualmente dotato.

Ma quello era Le petit Zizou. Il piccolo clone, cresciuto sotto l’egida del padre allenatore, che si preparava a ripercorrere il solco tracciato dal più grande calciatore francese di sempre. Anche più di Platini, che al Mondiale non era riuscito a imporsi.

Da piccolo Mozart del calcio Yoann non può che debuttare presto e lasciare subito un segno in chi lo guarda. Dopo i primi passi mossi nelle giovanili del Lorient, dove allena il padre Christian, debutta ancora 16enne con la maglia del Rennes e, fin da subito, non molla la prima squadra.

Il ragazzino è grezzo. Deve imparare a mantenere la posizione, a non scomparire con il passare dei minuti. Quando però aggredisce la tela con le sue giocate, ti fa saltare dalla sedia. sopra una di queste salta anche Ariedo Braida, innamorato del calcio d’Oltralpe e uomo mercato del Milan, che lo porta in rossonero ancora 18enne.

yoannmilNella stagione 2006/07, quella della Champions alzata ad Atene e della completa “detonazione” di Kakà, Yoann non può giocare molto. Nell’esordio del girone europeo, però, il francese lascia un altro inconfondibile segno. Il ragazzino con la “faccia da schiaffi”, complice l’assenza a centrocampo di Seedorf, parte da titolare e, semplicemente, prende in mano la squadra. con due strappi mette in porta Oliveira e Gattuso, e sul servizio del sopracitato Kakà segna anche un gran gol di testa.

Un altro giovane campione è esploso. E invece no, perché la crescita non arriva. Gourcuff è sempre stato un asso a stupire, e una delusione a confermare. Al Milan non fa praticamente più nulla e torna in patria appena due anni dopo. Ma non è un bluff, e nella prima stagione con i girondini vince Supercoppa, Ligue 1 e Coppa di Lega segnando la bellezza di 15 gol complessivi.

Tra questi ce ne sono due (segnati a Tolosa e PSG, nel video sopra) da perdere il fiato. Trionfi di grazia, edonismo calcistico e tecnica da far strabuzzare gli occhi. Il biennio 2008-10 è quello in cui gioca anche in pianta stabile con la Nazionale, per la quale segna 4 reti in 31 presenze. Ma non è certo un calciatore da statistiche Gourcuff.

Nonostante la buona esperienza con la maglia del Bordeaux la sua dimensione, irrimediabilmente, si riduce. Passa al Lione per consacrarsi almeno nel panorama nazionale ma, complici i frequenti infortuni alla caviglia, non ci riesce. Sul finire del 2014 si decurta perfino lo stipendio a causa della prolungata assenza dai campi. Un altro gesto (questa volta senza palla) di grande eleganza.

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L’anno seguente decide di tornare nella sua prima squadra professionistica, il Rennes. Oggi, giorno del suo 31esimo compleanno, Gourcuff è definitivamente classificabile come “incompiuto”. Forse il carattere non è stato quello giusto per sfondare, o forse qualcosa, soprattutto sul piano fisico, non era da campione assoluto.

Che fascino però la sua storia, e che stile nelle sue giocate. Gourcuff è stato una brezza estiva che non diventa mai temporale, ma ti lascia dolci sensazioni al suo passaggio. Uno di quei “talenti d’insuccesso” che rendono ancor più poetico il gioco del calcio.

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