Voglio una vita come Vermaelen

Torna l’appuntamento con l’invidia calcistica. Dopo Van der Wiel e Nasri, oggi capiremo perché sia anche giusto urlare a squarciagola: “Voglio una vita come Vermaelen!”.

Torna l’appuntamento con la rubrica dell’invidia calcistica. Se il calcio ci piace così tanto è perché in fondo vorremmo proprio essere nei panni di alcuni suoi protagonisti. Qui, però, non ci limitiamo all’equazione: calciatore famoso=bella vita. No, vogliamo sondare più in profondità la sociologia del pallone e capire davvero chi merita di essere invidiato sopra tutti gli altri.

Abbiamo già visto la splendida vita di Van Der Wiel (l’articolo qui), resa tale al 99% dall’angelo riccio che lo accompagna, e quella del “variopinto” talento francese Samir Nasri (l’articolo qui). Anche lui, tra l’altro, spesso più che ben accompagnato.

Oggi ci occupiamo dell’elegante difensore belga Thomas Vermaelen. Senza indugi lanciamoci in un rapido excursus della sua carriera, alla nostra maniera, per capire il motivo della forte volontà di emulazione che insorge pensando a lui.

Thomas muove i primi passi da professionista nell’Ajax a metà degli anni duemila. Quindi, si muove prima all’interno di uno dei settori giovanili più all’avanguardia e meglio formanti del mondo, vince qualche trofeo così, gratis, perché l’Ajax è sempre l’Ajax e, nel frattempo, vive i suoi spensierati vent’anni ad Amsterdam. Lascio a chi c’è stato il compito di comunicare agli altri il perché della bontà di quest’ultimo punto.

Si trasferisce poi nel 2009 all’Arsenal. Senza contare che anche Londra non sia proprio un posto così da schifo in cui vivere, concentriamoci ora sull’aspetto tecnico-economico. Al primo anno con i Gunners scopre di essere un difensore goleador, sogno bagnato di ogni suo collega di reparto in qualsiasi categoria, realizzando 7 reti. Giocando per l’Arsenal, chiaramente, non vince una fava, ma il clima resta sereno perché evviva i giovani e chissene se perdiamo. Vabbè, contenti loro contenti tutti. Soprattutto noi che siamo Thomas Vermaelen e, bullandoci di buttarla spesso dentro, decidiamo di farlo anche fuori dal campo. Il buon Tommaso frequenta e poi sposa la stella della Tv britannica Polly Parsons. L’invito è a vedere il video per giudicare la qualità, direi indubbia, dell’acchiappo. Intanto lo zio Arsene, come sempre di mancia larga, paga già bene ma, alla soglia dei 28 anni, perché non guadagnare ancora qualcosina, più di 3 milioni e mezzo l’anno per 5 anni, e vincere anche facile?

Tutti a Barcellona allora, anche perché le famose shower londinesi hanno rotto pesante. Un po’ di sole, un po’ di figa, un po’ di soldi. Ma sì, andiamo a Barcellona! Anzi, sapete cosa vi dico? Qua è così bello che la prima stagione non la giochiamo neanche. Sì, i problemi al tendine del ginocchio sono una gran rottura, ma un annetto di ambientamento con la Barceloneta, le ramblas, la movida, le spiagge ci stava.

Nel frattempo, comunque, entriamo nel cuore dei tifosi incastrandoci con la macchina nel sottopassaggio del Camp Nou. Una bella figura di merda? Ma sì, tanto per fare buon umore. Quest’anno, con calma, abbiamo cominciato a giocare e pure segnato un gol decisivo al Camp Nou contro il Malaga.

Solo per la cronaca: la UEFA ha comunicato al Barcellona che, non avendo partecipato a nessuna gara, Vermaelen non può essere considerato Campione d’Europa 2015/2016. Oh, a spanne, secondo me una ragione se la farà.

 

 

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