Youri Djorkaeff: San Siro sottosopra è ancora più bello

Sono passati vent’anni da quando, durante un Inter-Roma a San Siro, il fantasista francese ha segnato uno di quei gol destinati a rimanere per sempre nella memoria dei tifosi (e di tutti gli appassionati di calcio). I tifosi dell’Inter lo raccontano ancora adesso, di quando “quello col 6 e il nome difficile” ha battuto le leggi della fisica.

Youri Djorkaeff è, a tutti gli effetti, nella storia dell’Inter e non perché abbia avuto la media di un gol ogni tre partite (39 in 127), neanche per la bacheca (ha vinto la Coppa Uefa del 1997/98 con la squadra allora allenata da Gigi Simoni), ma per un gol, e che gol, segnato in un Inter-Roma di inizio gennaio. Esattamente 20 anni, il 5 gennaio 1997, l’allora numero sei neroazzurro decise di volersi incastonare nella memoria dei tifosi della Beneamata con un gesto tecnico al limite dell’illegalità per quanto bello: Maurizio Ganz, dopo un’azione personale calcia verso la porta, il portiere giallorosso Sterchele respinge corto e il difensore Petruzzi, nel goffo tentativo di spazzare l’area, crea un campanile che scende proprio sulla testa di Youri Djorkaeff che, senza pensarci troppo, si inventa una rovesciata magica, Inter 2 Roma 0 e partita chiusa (poi finirà 3-1 per la squadra di casa).

Un gol talmente bello e storico, pur non essendo stato segnato in un derby o in una finale, da diventare un simbolo e, infatti, l’anno successivo (quello, appunto, della finale di Coppa Uefa vinta contro la Lazio e del contatto Ronaldo/Iuliano) il gesto tecnico del francese venne stampato su tutte le tessere degli abbonati neroazzurri. Djorkaeff lasciò l’Inter nel 1999 per i tedeschi del Kaiserslautern, poi Bolton, Blackburn e New York Bulls. Con le squadre di club il suo bottino personale recita una Coppa di Francia con il Monaco, una Supercoppa Francese e una Coppa delle Coppe con il Paris Saint Germain e la mitica Uefa del ’98, mentre il pezzo forte di Youri è stato con la nazionale, vincendo tutto quello che fosse possibile vincere: Mondiale 1998, Europei 2000 e Confederations Cup 2001. Un buon giocatore, non un fenomeno (a quei tempi era in giro il Fenomeno, quello vero), ma che un freddo pomeriggio di inizio gennaio di fine millennio scorso ha deciso di entrare nella storia del calcio e non uscirne più. Chapeau, Monsieur Djorkaeff!

 

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