Zinedine Zidane, l’uomo delle magie

Per l’ennesima volta nella sua vita sarà chiamato a compiere una magia. Ma stavolta Zinedine dovrà farlo in una veste nuova.

Alzi la mano chi, seguendolo da calciatore, ha mai pensato che un giorno Zizou potesse diventare un allenatore. Quel tipo silenzioso, con gli occhi costantemente semichiusi, poco propenso alle luci della ribalta e alle interviste sui giornali o in tv. Quel ragazzetto già un po’ spelacchiato, con una chierica da frate, che arrivò a Torino nel 1996 con un carico di attesa che avrebbe schiacciato molti ragazzi della sua età. Quel ragazzo non amava parlare al pubblico, non voleva ingraziarsi i tifosi con dichiarazioni roboanti.

Zizou faceva parlare il campo. Anzi erano di fatto i suoi piedi a parlare per lui. Erano la migliore presentazione che potesse dare di sé stesso. Il miglior modo per capire di che pasta era fatto.

Nel Bordeaux, il ragazzo di origine algerina della banlieue di Marsiglia, era la seconda stella più splendente dietro quel Christophe Dugarry che invece prese la strada di Milano senza avere altrettanta fortuna. Ma l’allora dg della Juventus, il tanto discusso Luciano Moggi, non ebbe dubbi su quale dei due avrebbe realmente sfondato.

Lui, come tutti quanti noi poco tempo dopo, rimase impressionato dall’eleganza e dalla tranquillità con le quali Zidane compiva determinate (e determinanti) giocate. Sempre a testa alta, nonostante la giovane età, prendeva per mano Les Girondins con una facilità disarmante. Riusciva, con l’abilità di un prestigiatore, ad uscire dagli ingorghi di centrocampo per trovare la soluzione giusta in fase offensiva. Era un moderno trequartista, fisicamente ben dotato, con un’intelligenza tattica superiore alla norma. Ed una tecnica straordinaria, tanto che già lo si accostava ai grandi del passato, in primis Platini. Segnava poco Zizou. E questo fu l’unico limite che non riuscì mai a cambiare. Però di gol decisivi ne avrebbe fatti…

Zidane a Torino non iniziò bene. Le qualità si intravedevano, Lippi ne rimase subito colpito. Ma quel ragazzo taciturno sembrava non integrarsi nel già rodato gruppo bianconero. Sia in campo, sia fuori dal campo. Quella era la Juventus campione d’Europa, davanti a lui giocavano stelle del calibro di Del Piero, Vieri, Boksic, Amoruso. Tutti molto giovani, tutti col killer instinct, tutti destinati a diventare grandi campioni.

I primi sei mesi di Zizou non furono un’agonia, ma la gente e gli addetti ai lavori già cominciavano a chiedersi se l’investimento, seppur non esagerato (7,5 miliardi), valesse la pena. Poi il ragazzo cominciò a capire quello che Lippi gli chiedeva, trovò un’adeguata posizione in campo e da quel momento le sue prestazioni cambiarono totalmente. Zinedine non era più un oggetto misterioso dalle qualità palesi, ma un vero leader di una squadra affamata e vincente. Anche quell’anno la Juve fece razzia di titoli ed arrivò nuovamente in finale di Champions contro il Borussia Dortmund. Zidane giocò una partita sontuosa, ma i bianconeri persero. E successe nuovamente la stagione dopo contro quella squadra che per lui rappresenterà il futuro, il Real Madrid.

Fiorentina v Juventus X

Personalmente sarebbe stata la terza finale consecutiva persa da Zizou (col Bordeaux perse la finale di Coppa Uefa contro il Bayern Monaco). In Francia alcuni giornali, con poco tatto e ancor meno lungimiranza, gli affibbiarono presto il soprannome di “chat noir” (gatto nero). La maledizione delle finali accompagnava Zidane anche a Torino. Ma il ’98 fu l’anno della svolta. Zinedine arrivò vicino a vincere in Europa con la Juventus, ma conquistò una cosa ancora più grande: il Mondiale in casa con la Francia. Lo fece grazie ad un torneo strepitoso culminato con una finale sensazionale, decisa proprio da lui con due gol di testa (non proprio il suo marchio di fabbrica) contro il Brasile del “fantasma” Ronaldo.

FUSSBALL: WM FRANCE 98 Paris, 12.07.98

Generazione di fenomeni quella, che due stagioni dopo, bissò il successo di nazione anche nell’Europeo del 2000 proprio ai danni nostri. Zizou, ma anche Henry, Trezeguet, Thuram, Barthez, Vieira e i più esperti Blanc e Deschamps, formavano un’ossatura di talenti destinata a dominare per anni in Europa. Talenti che avrebbero scritto personalmente il loro nome sulla storia di qualsiasi loro club di appartenenza.

Alla fine di quell’anno Zidane vinse il Pallone d’Oro. Hai capito il gatto nero? Era diventato ora il calciatore più forte al mondo nell’epoca dei Ronaldo, Raul, Del Piero, Figo e di tanti altri.

In altri anni andò vicino a riconquistare il Pallone d’Oro. Una volta gli preferirono Figo, un’altra volta Ronaldo il Fenomeno…Ma poco importa, Zidane lasciò un segno indelebile nell’epoca a cavallo tra gli anni ’90 e il 2000 nel mondo del calcio.

“Come marcare Zidane”. Era uno dei più classici tormentoni dell’epoca. Oggi si direbbe di Messi, più attaccante, più goleador. Per anni si è detto delle geniali seconde punte col vizio del gol o dei centravanti potenti e fantasiosi. Zidane era diverso, era un tuttocampista. Un uomo squadra, un punto di riferimento. Questo tormentone, varcò i nostri confini e mise contro persino un presidente del Consiglio (Berlusconi) e l’allora nostro c.t. (Zoff) alla fine della finale di Euro2000: “Si è perso perché non si è marcato Zidane a dovere”, disse Berlusconi. Zoff si dimise non senza rispondere a tono. Zizou era diventato un caso politico nel nostro Paese. Non era più “solamente” un giocatore, che con la sua classe era capace di cambiare il volto di una squadra.

Per anni il trasferimento di Zinedine Zidane al Real Madrid rimase il più caro della storia del calcio. Florentino Perez per acquistarlo sborsò una cifra da capogiro: 150 miliardi di lire. Una cifra alla quale la Juventus non poté dire di no. Al momento i soldi non consolarono affatto gli amanti di Zidane e delle sue giocate. La Juve però grazie a quei soldi riuscì a rifarsi la squadra comprando calciatori del calibro di Buffon, Nedved e Thuram. Alcuni dicono che dietro alla scelta di lasciare la calma Torino ci fosse il desiderio della moglie Veronique di tornare nel paese di origine. Altri pensarono che Zidane avesse chiuso un ciclo alla Juve e grazie alle parole di Florentino Perez si convinse a dare la caccia all’unico trofeo che gli mancava, la Champions League, con la camiseta blanca.

Ed effettivamente non passò molto. Già alla prima stagione Zizou (dopo i soliti mesi di ambientamento) conquistò la Champions e lo fece da protagonista, per l’ennesima volta in una finale. Uno dei gol più belli della storia del calcio, un sinistro al volo da fuori area, su traversone di Roberto Carlos, che andò ad insaccarsi sotto la traversa. Un colpo nemmeno immaginabile dagli umani. Lui lo rese realtà con la consueta facilità e con la classe e la precisione unica di un fuoriclasse.

Real Madrid v Bayern Munich

Zizou visse lo splendore e il decadimento del Real Madrid dei Galacticos. Preso ad esempio sempre dal presidente Perez per la sua politica di mercato (un galattico ogni estate) e crescita del settore giovanile del club che, ogni anno, avrebbe dovuto sfornare una nuova promessa (la politica Zidanes&Pavones), Zizou lasciò il calcio proprio appena prima della migliore epoca della storia del Barcellona. E forse pure questo non fu una casualità.

Il Santiago Bernabeu ne aveva visti passare di campioni; in alcune partite giocavano insieme Ronaldo, Raul, Beckham, Figo, Roberto Carlos…e ovviamente lui, Zidane. Zizou in quel periodo fu certamente una delle stelle più splendenti.

Sappiamo tutti com’è terminata la carriera di Zidane. Ricordiamo bene il suo epilogo drammatico. Un intero Mondiale a livelli più che eccellenti a 34 anni. Leader dei Bleus in campo, portò la Francia ancora in finale come ai tempi belli. Voleva lasciare con le mani sulla Coppa del Mondo. E magari con un altro Pallone d’Oro. Si era prefissato di lasciare il calcio da protagonista, ancora una volta avrebbe voluto essere il migliore. Sappiamo tutti cos’è successo la notte di Berlino.

Il limite principale di un autentico fuoriclasse come Zidane era la testa. In tutti i sensi. Zinedine in più di un’occasione in carriera non ha saputo controllare i nervi. E’ successo a tutte le età, in diverse occasioni. E’ successo alla Juve, con la Francia. E soprattutto nel’ultima partita della sua carriera, in quella maledetta (per lui ovviamente…) finale di Berlino. Una partita fino a quel momento perfetta: gol (con cucchiaio) su rigore a Buffon, lo stesso portiere italiano che si superò con un miracolo per respingere un colpo di testa (pensate al dejavù, il ricordo della finale dello stadio Saint Denis nel ’98)…e poi il buio. Una parola di troppo di Materazzi durante i supplementari e Zidane non ci vide più.

Ha sporcato la sua carriera con quella immagine? Forse. Molti lo ricorderanno anche per quello. Ma Zidane, per chi ha avuto modo di vederlo, è stato uno dei giocatori più belli, eleganti e al contempo decisivi della storia del calcio. Paragonato ad un piatto sarebbe il caviale; paragonato ad uno champagne sarebbe il Dom Perignom. Il meglio insomma. Un autentico mago con la palla tra i piedi.

Oggi Zidane ha l’ingrato compito di soccorrere un’altra volta il presidente Florentino Perez: gli ha proposto di sedersi sulla bollente panchina del Real Madrid. Un onore solo al momento della firma. Dopo diventa un inferno: tifosi esigenti, presidente che vuole vincere e divertire, spogliatoio notoriamente di prime donne, stampa pronta a giudicarti al primo mezzo passo falso. Ma Zizou in carriera ci ha spesso stupito con magie assolutamente impensabili. Chissà che non gli riesca anche nei panni dell’allenatore…Una cosa è certa: il ruolo del mister è un ruolo che richiede riflessione, esige calma e buonsenso. I colpi di testa non sono contemplati.

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In bocca al lupo Zizou.

 

 

Video Youtube: Zinedine Zidane – The Maestro Of The Decade HD

 

 

 

 

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