Zizou le magicien. Fortunato o predestinato?

In un’epoca ricca di allenatori affermati e carismatici una domanda sorge lecita: Ora è Zidane il miglior allenatore del mondo? Cerchiamo di capirlo.

Quando sei stato uno dei più forti calciatori di tutti i tempi, restare nel mondo del calcio anche al termine della carriera attiva non dovrebbe essere un problema. E non lo è stato, infatti, per Zinedine Zidane che nel Real Madrid ha trovato una vera e propria seconda casa.

Che potesse diventare il miglior allenatore del mondo, però, non era per niente scontato. Non sembrava essere questa la strada dello Zizou post-ritiro. Il carattere schivo e spesso imprevedibile che lo ha distinto negli anni da calciatore non pareva davvero adatto alla carriera di allenatore di grande livello.

E in effetti, una volta appesi gli scarpini al chiodo, il franco-algerino ha intrapreso un’altra strada. Nel 2009 diventa consigliere del presidente Florentino Perez, che lo strappò alla Juve 8 anni prima. E nel 2011 affianca Miguel Pardeza in qualità di direttore sportivo.

Un percorso certamente prestigioso, ma lontano dal lavoro sul campo. Almeno fino all’arrivo al Real di Carlo Ancelotti. nel 2013 Zidane prende il patentino, e si siede al fianco di Carletto sulla panchina. Quale miglior maestro per apprendere i segreti del successo in campo europeo?

E infatti, da vice, vince la sua prima Champions da allenatore. Ottima esperienza, certo. ma lui è l’icona Zidane, e a fare il secondo non si può certo abituare. L’anno seguente diventa perciò allenatore del Castilla, il Real B per capirci, e comincia il suo viaggio da condottiero nella terza divisione spagnola.

Ed è qui che sorgono i primi dubbi sulle sue doti di manager. Parte malissimo, guadagnando solo 3 punti in 6 partite, salvo poi riprendersi e raggiungere la vetta del proprio girone. A metà stagione, però, l’imprevisto. Chiamato a inserire in rosa lo strapagato baby fenomeno Martin Odegaard, Zizou perde la bussola. La squadra non vince più, e lo spogliatoio si spezza. A fine anno i playoff promozione restano un miraggio.

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Con tanti dubbi Zinedine approccia la sua seconda stagione da capo allenatore del Castilla. Il suo percorso di crescita, in quel momento, sembra dover essere piuttosto lungo e impervio. Parliamo però pur sempre del Real Madrid, l’Hollywood del pallone. E con l’amico Florentino Perez alla guida del Club alle prese con il “litigioso” Rafa Benitez, il colpo di scena è dietro l’angolo.

Benitez rompe definitivamente con i senatori della squadra, e a gennaio viene sollevato dall’incarico. Perez cerca un uomo di fiducia per concludere senza drammi la stagione e, tra mille critiche, trova proprio in Zizou il profilo giusto.

Il resto è già storia, che si fonde con una cronaca ancor più scintillante. Nei primi sei mesi si “limita” a vincere la undicesima Champions della casablanca. Nella prima stagione completa, conclusasi con la finale di Cardiff, conquista anche la Liga, per un “double” che a Madrid mancava da 59 anni.

Dieci giorni fa regola lo United di Mourinho, e nella doppia sfida della Supercopa domina sotto ogni aspetto il Barcellona, per tanti anni spauracchio delle Merengues. Con Zidane il Real ha vinto 65 partite sulle 87 giocate, perdendone appena 7. Sette come i titoli conquistati in un anno e mezzo dal francese.

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Sotto la sua gestione il Real ha sistemato la difesa e reso devastante il centrocampo, recuperando ed esaltando le qualità di Casemiro. In attacco Zidane ha di fatto saputo modellare e gestire due diversi tridenti. Quello titolare della BBC, e quello giovane e spagnolo che esalta i tifosi formato dal prodigio Asensio, l’ex Morata e Lucas Vazquez.

Questa strepitosa alternanza è valsa qualcosa come 68 partite consecutive con almeno un gol all’attivo, record assoluto nella storia del Club. Ieri sera poi, in occasione del ritorno in Supercopa con il Barcellona, si è frantumato anche l’ultimo tabù.

Il Real di Zidane ha schiantato i blaugrana anche nel dato del possesso palla. Zizou ha già davvero segnato un’era. Numeri e sensazioni dicono che, contro ogni plausibile ipotesi, il francese è in questo momento il miglior allenatore del mondo. Magia e potenza del talento applicato al calcio.

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