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I precursori del bomberismo: capitolo primo, EZIO VENDRAME

Quando giocava nel Padova in Serie C, durante una partita a dir suo combinata, sullo 0-0 seminò l'intera squadra avversaria in dribbling, superato il portiere f...

Lo abbiamo già ripetuto tante volte. Ma per i neofiti della nostra community, per i nuovi arruolati al bomberismo (così come lo intendiamo noi), il concetto di “bomber” non sempre è chiaro da comprendere.
Il BOMBERISMO è appunto quell’insieme di doti che ti rende BOMBER, indipendentemente dal fatto che il soggetto in causa sia un calciatore o meno.
Caratteristica fondamentale di un bomber è la forte personalità: sicurezza, sfrontatezza, strafottenza, concetto di superiorità intrinseca nel proprio ego.

La storia è piena di “bomber”: quelli di provincia, ma anche quelli nazionali ed internazionali. Infatti ci sono stati calciatori, talmente forti, che nonostante non avessero voglia di allenarsi e fossero agli antipodi del professionismo, hanno fatto un’ottima carriera col solito tormentone come rimpianto ad accompagnarli ‘Se avesse avuto la testa a posto’
Noi nella nostra rubrica tratteremo questi personaggi. Iniziamo da un grandissimo del passato, Ezio Vendrame. Un genio, il “Gerge Best” italiano.

Ezio Vendrame: talento e strafottenza, classe e aria da hippie. L’allora presidente della Juve, Boniperti, lo paragonò per qualità a Kempes. Tantissime le vicende narrate sul suo conto… Molte raccontate da lui stesso nell’autobiografia dal titolo più che esplicativo: Se mi mandi in tribuna godo.

Una volta ad esempio, quando giocava a Vicenza, durante un contropiede, si fermò con entrambi i piedi sul pallone, con davanti solo l’area avversaria sguarnita, e fece finta di scrutare l’orizzonte…..

Talento e dribbling, ala e versione paesana di George Best, due vite parallele che si sfiorano senza mai toccarsi, sempre a Vicenza ha lasciato cuori infranti, più donne che uomini. A Padova ha toccato vertici clamorosi, ferma la palla, la prende in mano e va sotto la tribuna a salutare il poeta Piero Ciampi: ‘Non sapevo che fosse lì, un grande maestro e grande amico, volevo che tutto lo stadio gli attribuisse un immenso applauso’.

Fine campionato, arriva la Cremonese all’Appiani, con un punto si salva, lui è il capitano del Padova che non ha problemi di classifica. ‘Si sono parlati i dirigenti delle due squadre, c’è un accordo, non facciamoci del male. Ce lo riferiscono. Vabbè, cosa ci puoi fare, ubbidiamo. Inizia la partita, peggio di una amichevole, la gente comincia a capire, poi a fischiare. Non mi va questa faccenda’, dice Ezio, ‘è gente che ha pagato il biglietto per vederci giocare a calcio, non è giusto, ci vuole rispetto, quello è il mio pubblico, cerca emozioni, gliele devo dare. Prendo il pallone a centrocampo e punto la nostra porta, dritto fino al portiere, mi guarda e non riesce neppure ad aprire la bocca, fingo di calciare, si tuffa, lo dribblo e mi fermo sulla riga di porta palla sotto la suola, poi torno indietro e ricomincio come se niente fosse. La gente in tribuna ha capito la mia follia, applaude’. ‘Segnare interrompe l’emozione del calcio. Così l’emozione era salva’ aggiunse. In quell’occasione, un tifoso presente in tribuna morì d’infarto e in seguito lui disse: ‘cazz mi è spiaciuto, tanto, ma poi ho pensato che se uno è malato e viene a vedermi giocare allora vuol dire che ha intenzione di suicidarsi’

Ma l’episodio che spiega in modo migliore il carattere del personaggio è un altro: sempre a Padova. Prima di una partita contro l’Udinese, la sua ex squadra in corsa per la promozione in Serie B, gli venne proposto di giocare male in cambio di un premio in denaro. In quel periodo il Padova era in cattive acque finanziare e i giocatori venivano pagati con i “premi minimi” stabiliti dalla FIGC: 22 mila lire a punto. L’emissario dei friulani gli propose 7 milioni di lire per la sua “prestazione scadente”. Vendrame sempre nel suo libro rivelò di aver accettato l’accordo: ‘Avevo già giocato male molto volte…e gratis’. Ma il giorno della partita, cambiò idea: il pubblico friulano fischiò sonoramente il suo nome annunciato dagli autoparlanti e lui decise di ‘…punire quel pubblico di ingrati. Vadano affanculo loro e i 7 milioni, viva le 44 mila lire’. Il Padova vinse 3-2 quella partita con doppietta di Vendrame: Il suo secondo gol è una perla che rimarrà nella storia del bomberismo: prima di battere un calcio d’angolo, si soffiò il naso sulla bandierina, poi si rivolse al pubblico avversario che lo insultava e con i gesti fece capire che avrebbe segnato direttamente da lì. E così avvenne.

Raccontò una volta smesso che provò un grande rammarico quando fece un tunnel a Rivera, suo idolo. Pensava di avergli mancato di rispetto. Ha dichiarato più volte, senza problemi, che giocava solo per soldi e che del resto non gli importava nulla.

Una delle sue frasi più celebri però è questa: ‘Se devo parlare con degli imbecilli, preferisco morire in solitudine’.

Ezio Vendrame ci ha lasciato il 4 aprile 2020.

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