Kondogbia: pazienza, tanto lavoro e poche parole per prendersi l’Inter

Anno nuovo, vita nuova. Mai proverbio fu più azzeccato per Geoffrey Kondogbia che è stato revitalizzato dall’arrivo di Stefano Pioli sulla panchina dell’Inter, perché se è vero che il bello arriva adesso, cioè dare continuità alle prestazioni d’alto livello, è innegabile che il buon Geo abbia cambiato soprattutto la propria testa e il modo di affrontare le partite: è passato dall’essere uno spilungone lento, impacciato che perdeva palloni facili all’essere una forza della natura che mette i propri chili al servizio della squadra. Anche ieri a Palermo, entrando a partita in corso ha blindato il vantaggio neroazzurro correndo per due quando la squadra si è ritrovata in inferiorità numerica per l’espulsione di Ansaldi. Sembra lontano anni luce il 25 settembre scorso quando “il fu” Frank De Boer lo sostituì dopo solo 28 minuti di Inter-Bologna “Perché non mi ascolta”, con San Siro che applaudiva la scelta dell’allenatore eleggendolo a Sergente di Ferro che non guarda in faccia nessuno e salvatore della patria. A distanza di mesi sappiamo che non è così e che, forse, il giovane Geoffrey aveva solo bisogno di calma e delle parole giuste, quelle che evidentemente deve avergli detto Pioli, per esprimersi al meglio.

Anche noi di Chiamarsi Bomber, forse troppo frettolosamente, l’avevamo indicato come inutile al progetto Inter (anche se, a nostra parziale difesa, le prestazioni di Kondo all’epoca erano veramente imbarazzanti), ma siamo ben contenti di essere stati smentiti da un ragazzone francese che il prossimo 15 febbraio compirà 24 anni e che, per sua fortuna e di tutto il campionato italiano, ha ancora tutto il tempo per passare da promessa a certezza dell’Inter e, perché no, della Nazionale Transalpina.

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