Sogni grandi e memorie corte

Che Claudio Ranieri sia stato esonerato dal Leicester City unicamente per una questione di risultati può sembrare perfino folle. La squadra non sta evidentemente più rendendo come nella scorsa stagione, e sembra aver perso (insieme alla sua dinamo Kanté) lo smalto dei giorni del miracolo. Ma l’allontanamento del tecnico dalla panchina dei Foxes, considerando il contesto, difficilmente si può spiegare.

Dai vertici del Club si è detto: “Dobbiamo salvarci, perciò è necessario un cambio”, dimenticando probabilmente che la prima impresa del Leicester di Ranieri, fu proprio la disperata rimonta-salvezza nei sei mesi precedenti il miracoloso titolo.

Evidentemente, dunque, c’è qualcosa di più. Quello stesso sentimento che mette alla gogna l’attaccante da 60 gol che non segna da 2 partite. Quell’ormai inarginabile necessità di cambiare vorticosamente appena l’equilibrio si sposta. Il caso Ranieri non è che l’emblema di questa corsa al nuovo. Di questa fame da fast-food, rispetto alla quale ogni scelta diversa, sembra sempre la scelta giusta. A patto che si cambi, comunque. Ecco perché le nuove generazioni faticheranno parecchio a trovare campioni da emulare o formazioni da ricordare.

Perché non è questione di riconoscenza o mancanza di rispetto. Alla prima sbandata, anche il capitano più decorato finisce in mare. Ci aveva provato lo stesso Ranieri, a inizio stagione, a ridimensionare le aspettative dell’ambiente. E in questo clima è comunque riuscito a portare la squadra agli Ottavi di Champions e a giocarsi a Siviglia l’accesso ai quarti con una dignitosa gara d’andata, con il gol segnato in trasferta a non precludere nemmeno l’ipotesi di passaggio del turno.

Ecco, almeno la Champions avrebbe dovuto concluderla Sir Claudio, che solo pochi mesi l’aveva accolta con quel contagioso “dilly dong dilly ding”, a svegliare un ambiente ancora incredulo per il traguardo volante appena raggiunto.

Non è il Leicester dunque, ma la pazienza decisamente fragilissima del calcio di oggi. Così come ormai consumiamo di tutto senza più gusto e attenzione, vogliamo vedere scorrere senza sosta le “figurine” del pallone.

Più bello? Più brutto? Semplicemente, forse, meno umano.

 

LEGGI ANCHE

Articolo precedenteThe Shaw must go on
Articolo successivoPaulo Sousa, promesse non mantenute
Html code here! Replace this with any non empty raw html code and that's it.

I più letti