Messaggio di scuse per Leonardo Bonucci

È indubbiamente la sosta di Serie A più triste di sempre. Tutte le Nazionali si preparano al grande evento e noi giochiamo amichevoli di prestigio quasi per ricordarci come poteva finire quest’estate. Non sappiamo ancora chi sarà il nostro allenatore, e anche parlare di rifondazione ci sembra difficile, ma io una cosa ve la voglio dire, e cioè che ho scelto chi sarà l’uomo di cui voglio fidarmi per ripartire: Leonardo Bonucci.
È l’unico calciatore in cui ho letto in faccia, davanti ai miei occhi (un Bari-Juve 3-1 in cui fu perfetto), la rabbia che ogni giocatore deve avere. Il furore. Gli occhi della tigre, quelli veri.
Ho capito che Bonucci ha più carattere degli altri perché è partito sempre dieci passi dietro gli altri, e quando parti dietro gli altri e poi arrivi primo un po’ di rabbia da esternare ce l’hai.
Perciò scusaci Bonucci, perché non abbiamo mai creduto in te fino in fondo.
Scusaci perché anche quando hai dimostrato tutto alla Juve, abbiamo dovuto giustificare le tue grandi prestazioni con i nomi che avevi affianco, dimenticandoci che la BBC della Juve eri anche tu.
Ma scusaci, perché molti di noi non ci avevano creduto neanche all’inizio.
Per chi non lo sapesse, Bonucci si è fatto le ossa con Ventura a Pisa, in Serie B. Sono retrocessi insieme e l’anno dopo a braccetto se ne sono andati al Bari, neo-promosso in Serie A. Bari è già di per sé una piazza molto scettica, e l’esordio nella massima serie non è stato proprio indimenticabile.

Un tunnel da Eto’ tanto per iniziare
E un intervento scomposto e gratuito che ha causato un rigore per l’Inter.

Ai baresi Bonucci proprio non piaceva. Era troppo falloso, troppo disordinato e tutti reclamavano a gran voce un bel difensore centrale di esperienza da affiancare alla certezza Ranocchia (se penso come il calcio sposta le storie, certe volte).
Ma Ventura, nazionale a parte, ha sempre avuto un certo occhio per queste cose, e non ha voluto sentire mezza ragione sull’argomento: Bonucci è titolare, fine della discussione.

La nascita di un gesto: il lancio alla Bonucci.

Piano piano le sue prestazioni sono migliorate, e quando Ranocchia si è fatto male a gennaio, Bonucci ha sconfitto definitivamente gli scettici, salendo definitivamente in cattedra. Ha fatto nascere un gesto: il lancio alla Bonucci è figlio del San Nicola, e da quel momento Leo ha capito che il piedino che aveva non era così male e che tutto quel disordine lo ha aiutato a mettere ordine nel suo modo di giocare. Ha preso consapevolezza, e non è un caso che questa giocata qui sotto l’abbia fatta all’ultima partita di campionato, quando oramai i valori erano chiari e bastava solo una ciliegina sulla torta a quel campionato fatto in salita, così veloce.

Sicuramente tra i primi cinque gol mancati più belli della storia.

Poi se ne è andato alla Juventus, ma non una Juve facile. Una Juve che stava rifondando, confusa, arruffona. Per tutti Bonucci è stato quello sopravvalutato, e a Torino non ci ha messo pochi mesi come Bari per riprendersi la fiducia. Ci ha messo due anni. Due anni di fango, di errori, di fischi.

Bonucci buca clamorosamente il gol del pareggio in casa con il Bologna.

In casa con il Bologna ha giocato una delle sue peggiori partite, e nel giro di pochi minuti ha coronato la partita prima mancando l’1-1 da un centimetro e poi spianando la strada a Di Vaio.

E dopo aver mancato lo 0-1, concede a Di Vaio il raddoppio: una serata disastrosa.

Ora ditemi quale giocatore dopo due anni di disastro nella Juve non avrebbe ridimensionato le sue aspettative, ripartendo del basso. Probabilmente tutti lo avrebbero fatto, ma Bonucci ha carattere, si è tirato su le maniche e ha insistito ancora. Non ha mollato di un centimetro, ha avuto una rabbia da leone, e da lì ha aperto un ciclo di cinque anni alla Juventus che è già nella storia.

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Il trasferimento-sorpresa al Milan ha generato un corto circuito di attenzioni, e se possibile ha sovraccaricato ancor di più il peso delle sue responsabilità. Quest’anno Bonucci ha superato una pressione di gran lunga superiore a quella di Pisa, Bari e Juventus messe insieme per una serie di motivi: a) eletto simbolo della rinascita del Milan; b) fascia di capitano immediata; c) cambio di numero di maglia sottratto a Kessie; d) odio smisurato da parte dei tifosi della Juventus.
Sembrava quasi come se Bonucci dovesse giocare da solo nel Milan e vincere le partite da solo, e l’errore di Leo è stato quello di accettare questa pressione, questo compito irraggiungibile per un essere umano. Solo quando le aspettative verso il Milan si sono abbassate, la squadra ha girato e Bonucci si è fatto leader più silenzioso, ma sempre leader. Ha alzato la testa di nuovo.
Bonucci non è uno che molla. E questa pausa ci deve servire a capire il nostro nuovo punto fisso.

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