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Nel nome di Davide

Da quando Astori non c'è più, la Fiorentina ha sempre vinto e non può essere un caso.

Dal giorno in cui Davide Astori è scomparso, la Fiorentina ha vinto tutte le partite. Prima di allora i viola alternavano qualche successo a qualche brutta sconfitta (su tutte un 1-4 casalingo con l’Hellas), un percorso se vuoi normale per una squadra molto inesperta e quasi totalmente rinnovata.
Ma da quel maledetto giorno, la Fiorentina non ha lasciato niente a nessuno. Ha solo vinto.
Ovviamente non credo che questo sia spiegabile con gli interventi divini o con cose del genere, ma credo che tutte queste vittorie siano nel segno di Davide molto meno banalmente di quanto possa sembrare la semplice dedica di una vittoria a una persona che non c’è più.
No.
Astori era il mentore della squadra, in qualche modo aiutava Pioli a far maturare i talenti più grezzi, e da quando non c’è, ogni tassello della squadra si è preso una responsabilità in più. Tutti si sono spartiti democraticamente il compito che era di Astori, un pezzo per ciascuno, e ognuno ha contribuito a migliorarsi individualmente e di conseguenza migliorare il collettivo. È un gesto involontario, lo ha prodotto l’inconscio, loro forse non se ne sono accorti. Forse neanche lo sanno che hanno sempre vinto dopo la morte di Davide.
Un Simeone commosso nel dopo-partita di Roma ha detto che “dopo gli allenamenti, nessuno vuole tornare più a casa, stiamo sempre insieme. Il modo migliore per non pensare a quello che è successo è passare il nostro tempo insieme, fare gruppo”.
Proprio Simeone è uno di quelli che ha cambiato totalmente il suo modo di giocare, e i numeri sono piuttosto indicativi da questo punto di vista: non segnava da tre mesi, e da allora ha fatto già tre gol (uno dei quali due minuti dopo il suo ingresso dalla panchina). Sembra averci maturato un rapporto diverso col gol, si sente più pronto, più forte, meno vulnerabile.
È un po’ la stessa cosa che è successa a Saponara, fino a un mese fa l’ombra di se stesso, la definizione perfetta di promessa consumata. Da un mese è tornato a mettere lo zampino su tutti i gol della Fiorentina, sta aiutando tutti, è diventato un leader silenzioso. Non so se è un caso che una delle lettere più belle di Davide sia arrivata dal suo profilo instagram.

Simeone e Saponara sono i due esempi più facili, ma la realtà è che tutto il gruppo respira un’aria diversa. Un’aria piena di un’assenza, di un vuoto che nessuno di quei ragazzi ha deciso di lasciare vuoto. Tutti vogliono riempirlo, evitare che rimanga tale anche per un solo secondo. In fondo lo sanno che solo così che potranno sempre andare avanti e sanno che solo così il segno di Davide potrà farsi sempre più marcato in ogni loro partita, in ogni loro allenamento, in ogni attimo della loro vita.
Riempire vuoti. E vincere partite. Nel segno di Davide.

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