News 11 Apr, 2018 @ 15:02

Dimmi cos’è che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo

La storia della Roma dice che sul 3-0 qualcosa doveva andare storto, e invece abbiamo assistito all'impresa più grande di sempre.

By Cristiano Carriero

Dimmi cos’è che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo

Quando De Rossi ha segnato il rigore del 2-0, mi è tornata in mente una frase di Febbre a 90°, un libro di Nick Hornby che se amate poco poco questo gioco dovete assolutamente leggere.
La frase è questa: Tipico dell’Arsenal, ci servono due gol e ne fanno uno giusto per farci arrapare.
Okay, all’Olimpico i gol da fare erano tre e non due, giocava la Roma e non l’Arsenal, ma c’è una cosa che la Roma e le parole di Hornby hanno in comune, e cioè l’epica nelle sconfitte.
La Roma e l’Arsenal, come tante altre squadre (tifo il Bari e succede anche a noi, abbiamo rimontato uno 0-3 ai play-off in dieci minuti per poi perdere 3-4 in superiorità numerica, capite di che parlo?), hanno in comune questa cosa qui di ridursi all’ultimo, di trovarsi a rincorrere. Prima ti deludono, poi ti riportano dalla loro parte e alla fine perdono. Perdi che comunque applaudi la tua squadra, ma perdi.
Perdi che ci lasci le lacrime in quello stadio, ma perdi. Perdi quando vinci, e non esiste sconfitta peggiore di quelle che subisci quando hai vinto.
E la Roma ha una lista lunghissima di partite che ha perso in questo modo. Nel ’91 ha perso la Coppa Uefa con l’Inter (all’andata 2-0, al ritorno ha vinto 1-0 e non ce l’ha fatta), nel ’96 ha rimontato tre gol allo Slavia Praga e poi si è fatta buttare fuori al supplementare e da lì in poi potremmo citarne mille (in fondo faceva già un po’ ridere che la buona Roma del Camp Nou si fosse penalizzata da sola con due autoreti, giusto per rinforzare la tesi del farsi male da soli).
Non c’era niente ieri sera che non potesse seguire lo stesso copione.
Non c’era niente a cui i tifosi della Roma non fossero già stati preparati dagli anni.
È nella loro storia, è nelle loro radici, è in quel destino bastardo che ce l’ha con alcune squadre. Anche ieri, nonostante il gol di Manolas, qualcuno si aspettava la beffa. Doveva esserci la fregatura, da qualche parte.
E invece ieri il destino aveva da fare. O forse ha ribaltato le cose. O è semplicemente che la Roma ha fatto un capolavoro talmente grande che non c’era eredità sportiva che potesse tenere. Di Francesco non ci ha dormito la notte per inventarsi uno schema che fermasse il Barcellona, i giocatori sono andati oltre loro stessi per non smettere mai di correre e arrivare sempre primi sul pallone.
Dzeko ha dimostrato che lo chiamano campione perché anche se spesso sbaglia gol facili, quando ci sono partite importanti non sbaglia. E poi il karma che chiude un cerchio e schiaffeggia definitivamente quest’epica della sconfitta: le reti decisive sono state di De Rossi e Manolas, gli autori degli autogol dell’andata. Giusto per dire che a volte il destino ti aiuta, quando te lo meriti.

P.S Una buona percentuale di merito va data anche all’entusiasmo della gente che ci ha inspiegabilmente creduto. La spinta di questo video è stata la stessa per tutta la partita, è quello che ha portato la squadra a crederci, è quello che ha aiutato a ribaltare quest’epica negativa della Roma. È la banale risposta alla domanda che si fa Venditti all’inizio dell’inno: dimmi cos’è questa cosa che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo. Ecco cos’è. È questa cosa qui.

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By Cristiano Carriero


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