Il Wolverhampton è tornato in Premier League e non tutti l’hanno presa bene

Sei anni dopo l’ultima volta, il Wolverhampton ritorna in Premier League. L’ultimo ricordo che avevo di loro risale al giorno in cui, nonostante la retrocessione, i tifosi avevano regalato applausi e calore a una squadra fanalino di coda del torneo. Una cosa commovente che però è finita nel dimenticatoio poche ore dopo.

Oggi il Wolves torna agli onori della cronaca perché ha ammazzato il campionato (vittoria con 4 turni di anticipo, hanno già 95 punti), ma soprattutto perché Ruben Neves – uno dei tanti gioielli del torneo, futura stella – ha segnato l’ultimo gol in modo a dir poco fantascientifico.

Negli anni avevo perso traccia del Wolves, e questo gol mi ha fatto fare una rapida ricerca grazie alla quale ho fatto delle scoperte molto interessanti. Intanto la squadra ha finito male anche il campionato immediatamente successivo a quello di Premier e si è trovata così in terza serie inglese, salvo risalire subito per poi restare incastrata nel limbo della Championship.
Ma la scoperta più grande sta in quello che è successo dopo, e cioè la vittoria del campionato che ha come regista un uomo solo: Jorge Mendes, procuratore – tra gli altri – di Cristiano Ronaldo, Mourinho, Falcao, Diego Costa.

Jorge Mendes è il proprietario della Gestifute, un’agenzia che fa gli interessi di calciatori e allenatori nata nel 1996. Della sua lunga lista di assistiti, ben cinque di loro giocano nel Wolverhampton (Helder Costa, lo stesso Ruben Neves, Miranda, Cavaleiro e Jota) e uno la allena (Espirito Santo). Tutti pagati fior di milioni.
Ma nessuno di loro ha davvero a che fare con la Championship. Sono quasi tutti di un’altra categoria, e anche l’allenatore è uno che allenava il Valencia, il Porto. Neanche lontanamente forse immaginava di farsi un anno in B.
E invece Mendes ha piazzato tutti lì e con una squadra così illegale per la competizione sarebbe stata un’impresa perderlo, questo campionato.
Ma come mai sono finiti tutti questi fenomeni al Wolves?

Nel 2016 la compagnia cinese Fosun, guidata da un miliardario di nome Guo Guanchang, acquista il club. Fin qui nulla di strano se non fosse che questo miliardario (com’è raccontato bene qui da Rivista Undici) detiene il 20% delle quote dell’agenzia di Mendes, suggeritore dell’affare.
Se non lo conoscete, Mendes è uno di quegli agenti alla Raiola che ha una precisa idea del modo in cui far girare i soldi. Tiene sotto scacco quasi tutto il mercato portoghese e ogni trasferimento che controlla finisce per diventare un lungo giro di denaro.
Un esempio vivido ce lo regalano sempre gli amici di Rivista Undici in merito al trasferimento di Ederson, costato al Manchester City 35 milioni di sterline. Di questi soldi, 17.4 sono andati al Benfica (di cui Mendes controlla gran parti delle trattative), 7 alla Gestifute (che controlla i diritti di immagine del giocatore) e gli altri 10.4 come indennizzo al Rio Ave, che in Portogallo è chiamata Mendes Fc per la forte influenza del procuratore sulla società.
Moltiplicate queste cifre per tutti i trasferimenti che fa, e proiettate la situazione al Wolverhampton di cui Mendes si occupa in prima persona.
Ovviamente il ruolo principale, soprattutto in termini di cash, è dei cinesi che fanno il bene del Wolves perché hanno capito quanto il calcio stia esplodendo in Cina e hanno capito quanto sia redditizio investire su un club di Championship per farlo risalire. Un progetto economico assolutamente riuscito, per cui è utile però la supervisione di Mendes. Serve a fare andare le cose per il verso giusto, tanto che la squadr vola subito in Premier e ha serie intenzioni di restarci.

Quello che sta succedendo ora, però, è che con le luci della ribalta la maggior parte dei club inglesi  – soprattutto quelli ricchi e forti – stanno chiedendo alla Premier League di approfondire i rapporti oscuri che Mendes ha con la Fosun e il Wolves. L’assist è arrivato, però, da Andrea Radrizzani, milanese proprietario del Leeds che non ha mandato giù questa storia dicendo che sì, il Leeds ha i suoi problemi, ma che non è legale competere con un team che ha le mani in pasta nella più grande agenzia di calciatori del mondo. E ora anche dai piani alti del calcio inglese si attendono risposte e giustificazioni.
Di sicuro questa storia non finisce qui. E non è detto che finisca bene.




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