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Da capitan futuro a capitano vero. Il capolavoro di Daniele De Rossi

Maturo e lucido in campo come nel post gara. Daniele De Rossi quest'anno ha dimostrato di meritare e onorare la delicatissima fascia ereditata da Totti.

La Roma da questa Champions si porta via diverse cose. L’orgoglio per un grandissimo percorso, la consapevolezza di una mentalità nuova, il rimpianto per i propri banali errori e per quelli grossolani dell’arbitro Skomina all’Olimpico.

Una cosa importante di cui però poco si è parlato è altrettanto sotto gli occhi di tutti. Daniele De Rossi è stato quest’anno un grande capitano, dentro e fuori dal terreno di gioco. Era tutto fuorché banale, nonostante i tanti anni di apprendistato sul campo, sostituire una figura iconica quanto ingombrante come quella di Francesco Totti.

Il passaggio di testimone invece non solo è stato indolore, ma ha presentato un De Rossi prontissimo, tanto maturo e lucido da rappresentare con orgoglio ed equilibrio il proprio Club lungo una delle sue stagioni più ricche di soddisfazioni.

Le parole del post partita di ieri, nel momento della potenziale delusione e rabbia per qualche episodio contrario, sono l’emblema di quanto detto. E vanno a sommarsi all’impeccabile gestione del gruppo nei concitati minuti del disperato tentativo di rimonta, che hanno portato i giallorossi a un passo da Kiev. Niente psicodrammi, niente reazioni sgangherate. Solo la volontà di provarci, e l’orgoglio finale per quanto profuso.

Orgoglio, equilibrio e visione mostrati appunto anche a caldo davanti ai microfoni:

“Sono orgoglioso di questo gruppo: nello spogliatoio ho ringraziato i miei compagni per quello che hanno fatto. Questa sera ho visto un ambiente fantastico, abbiamo rivissuto quell’ambiente da romanismo autentico come l’ho vissuto nelle notti contro lo Slavia Praga o in altre partite che, seppure non vinte, mi sono rimaste nel cuore. Noi torneremo qui per provare a vincere. Ho visto il fallo di mano, chiaramente. Mi sono guardato intorno e ho detto forse ho visto male. Dzeko mi ha detto che forse non era rigore. Io me ne sono reso conto subito. Il secondo mi sembrava fuorigioco dal campo, e invece non lo era. Cosa pesa di più? Tutto. Pesa l’andata, non il discorso di non crederci. All’andata siamo andati in bambola. Oggi abbiamo preso due gol e siamo sempre rientrati. I rigori avrebbero cambiato l’inerzia, magari non saremmo passati lo stesso.”

E poi ancora:

“Il prossimo anno dobbiamo rifare la Champions e provare a vincerla perché non siamo tanto più scarsi. Queste semifinali devono arrivare una volta ogni 3 anni, non ogni 30. Resterà a chi ci sarà il prossimo anno. Sono orgoglioso di questa serata, sono quelle piene di amore e romanismo che porto nel cuore. Abbiamo superato un turno con il Barcellona convinti di poterlo fare. Lo stesso è successo stasera e abbiamo onorato questa serata. Queste convinzioni e questa mentalità la fanno la società, il mister e i giocatori. L’importante è mantenere questa base e continuare a sognare.”

Se per la Roma oggi resta comunque un giorno amaro, le parole e i gesti di un capitano così fanno già spostare lo sguardo più in là. E fare il capitano è proprio questo.

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